Decommissioning

 

Nel 2005, è stato realizzato, all’interno dell’impianto Itrec di Rotondella, un laboratorio per il monitoraggio ambientale tra i più moderni in Italia.

Nel 2008, sono state ultimate le attività di sostituzione della condotta di scarico a mare ed è stata completata e collaudata la nuova cabina di manovra e demolita quella realizzata negli anni ottanta.

A luglio 2011 è stata presentata al Ministero dello Sviluppo Economico l’istanza di autorizzazione per la disattivazione dell’impianto.

Nel luglio 2012 è stata avviata la bonifica della fossa denominata 7.1 dove è presente un monolite in cemento armato contenente rifiuti radioattivi.

Il monolite, realizzato nei primi anni settanta durante l’esercizio dell’impianto, ha un volume di 54 metri cubi e si trova ad una profondità di circa 6 metri. Al suo interno i rifiuti radioattivi sono conservati in fusti di tipo petrolifero da 220 litri, inglobati in malta cementizia, disposti su 5 livelli all’interno di 20 celle.

Nel 2013 è stata completata, per garantire la massima sicurezza in ogni fase dei lavori di bonifica, la struttura di copertura dell'area dove si trova la fossa 7.1 e sono stati realizzati gli impianti di ventilazione, antincendio ed elettrico, i sistemi di monitoraggio radiologico - 6 pozzi piezometrici e 4 pozzi di drenaggio per controlli della falda - e il portale per il controllo del terreno rimosso e di tutti gli accessori utilizzati nelle attività di scavo.

Il 21 agosto 2014, durante le indagini strutturali, si è manifestato un esiguo percolamento di liquido acquoso da una parete esterna del monolite, cha ha interessato un’area limitata del terreno sottostante, pari a circa 2 m2. Sogin ha prontamente attuato tutte le misure di sicurezza necessarie, con l’immediato avvio dei lavori di rimozione del terreno interessato e la raccolta di campioni del liquido fuoriuscito e del terreno stesso, e ha informato dell’evento l’Autorità di controllo ISPRA, oltre a diffondere una nota stampa. L’evento, come verificato dall’Autorità di controllo, nel corso di una visita ispettiva il 27 agosto, non ha determinato alcuna conseguenza radiologica per i lavoratori, né tanto meno per la popolazione e l'ambiente. Il 30 agosto si è invece svolta la visita di una delegazione di Amministratori del territorio, che chiedevano chiarimenti rispetto a quanto accaduto, al termine della quale si sono detti soddisfatti e rassicurati circa l'entità dell'evento che non ha avuto alcuna rilevanza radiologica per i lavoratori, la popolazione e l'ambiente. 

I lavori di bonifica della fossa 7.1 sono ripresi, dopo autorizzazione dell’Autorità di controllo ISPRA, a fine novembre 2014.

Il monolite è stato bloccato con le travi di sostegno, è cstato ompletamente scoperto e i liquidi in esso contenuti sono stati drenati. Terminati gli iter di committenza e ottenuta l’approvazione di Ispra sul Rapporto Particolareggiato di Progetto, Sogin ha avviato le attività di predisposizione del monolite al taglio, a cui seguirà l’estrazione dei pozzi, lavori che porteranno alla bonifica dell'area e al suo rilascio per la realizzazione dell'Impianto di solidificazione del "prodotto finito" (ICPF).

Le attività di decommissioning termineranno fra il 2028 e il 2032, un intervallo di quattro anni che risponde alla necessità di rappresentare l’alea legata alla natura prototipale di molte attività di decommissioning, con la data centrale più probabile come anno di fine dei lavori. 

Raggiunta questa fase i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, saranno pronti per essere trasferiti al Deposito Nazionale (raggiungimento della fase chiamata brown field). 
 
Con la disponibilità del Deposito Nazionale i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il sito potrà quindi essere riportato allo stato di green field, ovvero a una condizione priva di vincoli radiologici, che consentirà il suo riutilizzo.

  

Gestione e messa in sicurezza dei rifiuti

 
I rifiuti radioattivi liquidi prodotti durante l'esercizio dall'impianto sono cementati e stoccati in sicurezza.

Nel 2007, è stata realizzata la barriera di contenimento idraulico per garantire le massime condizioni di sicurezza nello svolgimento dei lavori di bonifica della fossa 7.1. I rifiuti radioattivi presenti nel monolite, all'interno della fossa, saranno rimossi e messi in sicurezza nei depositi temporanei presenti nel sito.

Nel 2010 è stato approvato dall’Autorità di controllo Ispra il progetto per la realizzazione dell’impianto per la cementazione di circa 3 metri cubi di soluzione liquida uranio-torio, denominata prodotto finito, derivante dalle attività sperimentali di riprocessamento del combustibile (impianto ICPF). In attesa del loro trasferimento al Deposito Nazionale, i manufatti, una volta cementati, saranno stoccati nell'adiacente deposito temporaneo, già previsto nel progetto.

Di questo impianto è stato realizzato e collaudato il prototipo della cella di cementazione (mock-up), in scala 1:1, per testare i componenti, il processo e addestrare il personale. Nel marzo 2011, il progetto dell’Impianto ICPF ha ottenuto il decreto VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. A fine 2014 è cominciata la costruzione con la realizzazione della palificata di sostegno del terreno circostante l’area di cantiere e i lavori di scavo.

Il 20 settembre 2017 è stato risolto di diritto il contratto di appalto affidato al Raggruppamento Temporaneo di Impresa (RTI), con mandataria Saipem S.p.A., una volta decorsi i tempi della diffida ad adempiere decisa dal Consiglio di Amministrazione di Sogin il 10 agosto 2017. Sono ora in corso le attività di custodia delle opere e del cantiere. 
Nel 2011, sono stati ultimati, all’interno delle celle di taglio appositamente allestite, il trattamento e il condizionamento dei rifiuti solidi (progetto SIRIS – sistemazione rifiuti solidi) derivanti dall’attività pregressa dell’impianto, che si trovavano all’interno di 21 containers. I piazzali che li ospitavano sono stati liberati e riqualificati.

In linea con il progetto SIRIS, a seguito di un’ulteriore autorizzazione dell’Autorità di controllo ISPRA, proseguono i lavori di caratterizzazione, trattamento e condizionamento dei rifiuti solidi prodotti dal mantenimento in sicurezza e dalle attività propedeutiche allo smantellamento dell’impianto, rendendoli idonei al loro conferimento al Deposito Nazionale.

Iniziate a luglio 2013, le attività di trattamento della tubazione dismessa della condotta di scarico a mare, sostituita negli anni precedenti, sono terminate. Il materiale contenuto in 12 containers, una volta trattato, è stato sottoposto a caratterizzazione radiologica ai fini del rilascio incondizionato.

A fine 2016, il volume dei rifiuti radioattivi presenti nel sito di Rotondella è pari a 3.096 m3
I volumi variano di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle operazioni di trattamento e condizionamento dei rifiuti pregressi, che hanno lo scopo di ridurne i volumi e trasformarli in manufatti idonei per il conferimento al Deposito Nazionale.​

In particolare, oltre agli elementi di combustibile del reattore Elk River non riprocessati, sono presenti ancora allo stato liquido circa 3,3 m3 del prodotto finito derivante dalle operazioni di riprocessamento effettuate durante l’esercizio dell’impianto.
 
Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nell'impianto Itrec al 31.12.2016
 
​TIPOLOGIA DI RIFIUTI

A vita media molto breve

Attività molto bassa Bassa attività Media attività Alta attività
QUANTITA' 0 m3 2.592 m3 283 m3 221 m3 
m3 
TOTALE 3.096 m3
 
L'inventario dei rifiuti radioattivi al 31.12.2016 risponde alla nuova classificazione definita con il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2015.
 
Nel sito sono presenti cinque depositi per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti presenti che vengono periodicamente ispezionati, oltre il deposito interrato 7.2. A questi si aggiungerà un deposito temporaneo adiacente all’impianto ICPF, che custodirà i rifiuti solidi provenienti dalla cementazione del ‘prodotto finito’.
 
La soluzione nitrica del prodotto finito è attualmente stoccata in un serbatoio (W120) all’interno di un locale dell’impianto Itrec.

Caratteristiche principali del deposito temporaneo 9.1
Volume complessivo: 2.899 m3  
Capacità netta di stoccaggio: 450 m3 di rifiuti radioattivi
Superficie: 395 m²
Tipologia di rifiuti stoccati: rifiuti solidi tecnologici a bassa attività, non condizionati in attesa di caratterizzazione radiologica e condizionamento
 
Caratteristiche principali del deposito temporaneo 9.2
Volume complessivo: 2.899 m
Capacità netta di stoccaggio: 500 m3 di rifiuti radioattivi
Superficie: 395 m²
Tipologia di rifiuti stoccati: manufatti, denominati overpak, ottenuti dal condizionamento tramite supercompattazione e cementazione dei rifiuti solidi a bassa attività
 
Caratteristiche principali del deposito temporaneo 9.3  
Volume complessivo: 4.171 m
Capacità netta di stoccaggio: 300 m3 di rifiuti radioattivi
Superficie: 735 m²
Tipologia di rifiuti stoccati: manufatti Sirte, ottenuti dalla cementazione dei rifiuti liquidi ad alta attività
 
Caratteristiche principali del deposito temporaneo 9.4  
Volume complessivo: 3.737 m
Capacità netta di stoccaggio: 450 m3 di rifiuti radioattivi
Superficie: 509 m²
Tipologia di rifiuti stoccati: manufatti, denominati overpak, ottenuti dal condizionamento tramite supercompattazione e cementazione dei rifiuti solidi a bassa attività. Gusci schermanti, tipo Sirte, contenenti rifiuti supercompattati in overpak
 
Caratteristiche principali del deposito temporaneo 9.5  
Volume complessivo: 4.189 m
Capacità netta di stoccaggio: 600 m3 di rifiuti radioattivi
Superficie: 570 m²
Tipologia di rifiuti stoccati: manufatti Sirte, ottenuti dalla cementazione dei rifiuti a più bassa attività e overpak, ottenuti tramite supercompattazione dei rifiuti solidi a bassa attività
 
Al termine delle operazioni di decommissioning e del graduale conferimento dei rifiuti radioattivi al Deposito Nazionale, i depositi temporanei presenti nel sito saranno smantellati.

Deposito interrato 7.2  
Il Deposito interrato 7.2, chiamato “Buca 7.2”, è una struttura ispezionabile e consente un sicuro stoccaggio, ed eventuale recupero, dei rifiuti radioattivi presenti al suo interno. É costituito da una vasca interrata rettangolare divisa longitudinalmente in due parti uguali, separate da un setto centrale.
La struttura di calcestruzzo armato, caratterizzata da elevati spessori, è stata progettata e realizzata nei primi anni ottanta per resistere ad eventi atmosferici e sismici anche gravi. La copertura è invece costituita da botole di calcestruzzo baritico.   
La protezione dall’infiltrazione dell’acqua è assicurata dall’impermeabilizzazione delle pareti esterne mentre sul fondo è presente un liner di acciaio inossidabile che risale lungo le pareti interne per un'altezza sufficiente.
Attualmente, sono stoccati al suo interno rifiuti radioattivi solidi costituiti, essenzialmente, dai filtri e dalle resine provenienti dal trattamento dell’acqua della piscina dell’impianto Itrec e da materiali derivanti dalle pregresse attività dell’impianto. Il relativo inventario della “Buca 7.2” viene trasmesso ogni anno all’Autorità di controllo Ispra.
La struttura sarà smantellata solo dopo aver trasferito anche questi rifiuti al Deposito Nazionale.
Le prescrizioni tecniche dell’Autorità di controllo, associate alla licenza di esercizio, prevedono ispezioni periodiche, l’ultima delle quali è stata condotta lo scorso 11 luglio 2017.
 
 

Gestione del combustibile

 
Nell’impianto sono stoccati 64 elementi di combustibile irraggiato del ciclo uranio-torio che non possono seguire la via del riprocessamento, perché non esistono al mondo impianti industriali in grado di ritrattare questo tipo di combustibile.
 
Nel 2013 sono stati adeguati i sistemi di movimentazione degli elementi di combustibile presenti nella piscina per il loro trasferimento all’interno di contenitori metallici schermati, denominati cask. Tali contenitori sono adatti sia allo stoccaggio che al trasporto di combustibile nucleare irraggiato.

A riguardo, sono in corso le attività di progettazione e fornitura di due cask, in grado di ospitare 32 elementi ciascuno, in vista del loro trasferimento al Deposito Nazionale.
 

Ambiente

A garanzia della sostenibilità ambientale, tutti gli interventi sono progettati, realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto, sia radiologico sia convenzionale, sull’ambiente.
 
Sogin gestisce un’articolata rete di sorveglianza radiologica ambientale e monitora, con controlli continui e programmati, la qualità dell’aria, del terreno, delle acqua di falda e di mare, nonché del pesce e dei principali prodotti agro-alimentari della zona: frutta, ortaggi e foraggio. Tutte le reti di sorveglianza radiologica ambientale sono state istituite al momento della costruzione degli impianti nucleari.
 
Ogni anno, Sogin effettua sistematicamente centinaia di misure sulle matrici alimentari e ambientali che compongono la rete di sorveglianza ambientale. L’ARPA Basilicata provvede con una propria rete a svolgere un'analoga attività di monitoraggio e sorveglianza.
 
Da sempre, i risultati delle analisi e i valori delle formule di scarico confermano impatti ambientali radiologicamente irrilevanti. I risultati dei monitoraggi sono inviati all'Ispra, l’Autorità di sicurezza nazionale sul nucleare, e resi pubblici, anche attraverso il nostro bilancio di sostenibilità.
 
La rete è stata estesa nel 2013 per avviare le campagne di monitoraggio ambientale convenzionale, come previsto dal Decreto di Compatibilità Ambientale (VIA) per la realizzazione dell'impianto ICPF, al fine di verificare la qualità ambientale dell'area durante le attività. Tra le componenti ambientali sottoposte al monitoraggio, attraverso la rete piezometrica concordata con ARPA Basilicata, vi sono le acque di falda superficiale soggiacente l'impianto.
Al termine della campagna del primo semestre 2015 le analisi di laboratorio condotte sui campioni di acqua hanno evidenziato in alcuni punti il superamento delle Concentrazioni di Soglia di Contaminazione (CSC) per alcuni parametri chimici, non radiologici, come trielina, cromo esavalente, ferro e idrocarburi.
Il superamento è stato riscontrato nei piezometri posizionati a monte idrogeologico dell'impianto e ricadenti nell'area gestita da Enea. I dati indicano che le sostanze rinvenute nelle acque di falda superficiale non sono riferibili né direttamente né indirettamente alle attività propedeutiche al decommissioning.
Sogin ed Enea hanno prontamente informato gli Enti preposti e il 4 giugno è stato diffuso un comunicato stampa​ comunicato stampa. Sogin ed Enea hanno redatto un Piano di caratterizzazione, approvato dalla Conferenza di Servizi il 20 novembre 2015 dando avvio alle ulteriori indagini ed analisi previste. 
 
Sistema di Gestione Ambientale
ll Sistema di Gestione Ambientale di Sogin è certificato ai sensi della norma ISO 14001. Nel 2015 sono state ottenute le registrazioni EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) per le centrali nucleari di Trino e Caorso alle quali seguirà quella per l'impianto Itrec di Rotondella.
 
L’EMAS è uno strumento volontario proposto dalla Comunità Europea con il quale aziende ed enti pubblici possono valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali e fornire le relative informazioni a tutti i soggetti interessati con la pubblicazione della Dichiarazione Ambientale. Ques'ultima rappresenta, infatti, il documento in cui vengono raccolti tutti i dati sull'impatto e sulle prestazioni ambientali che derivano dall'attività di Sogin e gli obiettivi da raggiungere per il loro miglioramento.
 
Per l'impianto Itrec, Sogin ha già sottoposto al verificatore ambientale accreditato la Dichiarazione Ambientale ed è in attesa dell'emissione del Certificato di convalida. Tale certificato consentirà a Sogin di presentare istanza al Comitato EMAS per la registrazione.
 
Tutte le informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sui dati dei monitoraggi ambientali sono disponibili sul p​ortale RE.MO.​​​.​
 

Tavolo della Trasparenza

Il Tavolo della Trasparenza per le attività di dismissione dell'impianto Itrec di Rotondella è stato istituito formalmente dalla Regione Basilicata con delibera di G. R. n. 1806 del 27 luglio 2004.
Nel corso del Tavolo, Sogin illustra periodicamente gli avanzamenti dei lavori di decommissioning dell'impianto. Questo Tavolo, convocato dall'Assessorato all'Ambiente della Regione Basilicata, riunisce le Istituzioni e gli Enti, nazionali e locali, e le diverse associazioni interessate, a vario titolo, dai lavori di decommissioning.

 

Storia dell’impianto

 
L’impianto è stato costruito nel periodo 1965-1970 dal CNEN, Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare.

Tra il 1969 e il 1971, in seguito all’accordo tra il CNEN e la statunitense USAEC, United States Atomic Energy Commission, sono stati trasferiti nell’impianto 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio provenienti dal reattore sperimentale Elk River (Minnesota).

Nell’impianto sono state condotte ricerche sui processi di ritrattamento e rifabbricazione del ciclo uranio-torio per verificare l’eventuale convenienza tecnico-economica rispetto al ciclo del combustibile uranio-plutonio normalmente impiegato. 

Nel 1973 il CNEN è divenuto proprietario degli 84 elementi di combustibile di Elk River, 20 dei quali sono stati ritrattati, producendo, in particolare, circa 3,3 m3 di soluzione uranio – torio, detta “prodotto finito”.

Nel 1987, a seguito del referendum sul nucleare, le attività di riprocessamento sono state interrotte. Da allora è stato garantito il mantenimento in sicurezza dell’impianto a tutela della popolazione e dell’ambiente.

Successivamente è stata realizzata l’installazione SIRTE (Sistema Integrato per il Rilancio e Trattamento Effluenti) che, insieme alla macchina MOWA (MObile WAste) ha effettuato, tra il 1995 e il 1997, la solidificazione mediante cementazione di 48 m3 di rifiuti radioattivi liquidi a bassa attività, con produzione di 433 manufatti di seconda categoria da 485 litri. Il complesso SIRTE-MOWA, dopo alcuni adeguamenti, ha effettuato successivamente la cementazione dei rimanenti rifiuti liquidi, inclusi quelli a più elevata radioattività, con produzione di 337 manufatti.

Nel 2003, Sogin ha assunto la gestione dell’impianto con l’obiettivo di realizzare il decommissioning.​​​​
 
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