Decommissioning

 

A giugno 2008 sono terminate le operazioni di svuotamento e bonifica della piscina di stoccaggio degli elementi di combustibile nucleare irraggiato.

Tali lavori sono stati avviati in seguito alla scoperta, nel giugno 2004, della parziale perdita di contenimento della piscina che, in base ai risultati delle attività di sorveglianza e delle indagini ambientali messe in atto degli Enti preposti, non ha comportato conseguenze per la popolazione e per l’ambiente.

 

Dopo l’allontanamento degli elementi di combustibile, le operazioni di bonifica della piscina hanno riguardato, in particolare:

§  la rimozione dei componenti obsoleti rimasti;

§  la rimozione dei sedimenti contaminati che erano ancora presenti;

§  il trattamento dell’acqua contenuta e il suo successivo rilascio nel fiume Dora Baltea dopo una complessa operazione di purificazione.

Tutte queste operazioni sono state specificamente approvate dall’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (ISPRA).

Nel 2010 è stata demolita la torre piezometrica ed è entrato in funzione il nuovo sistema di approvvigionamento idrico, con la chiusura e la definitiva dismissione dei vecchi pozzi di captazione.

Nel sito sono in esercizio dal 1970 due vasche gemelle da 1000 m3 ciascuna, denominate Waste Pond 718 e 719, che erano destinate ad accogliere gli effluenti provenienti dalle attività di impianto per il loro controllo, prima del rilancio nella Dora Baltea. Nell'agosto 2013 si sono concluse le operazioni di svuotamento e bonifica della vasca Waste Pond 719 e il recupero del corpo di fondo residuo presente (fanghi). È stato avviato l’iter per la sostituzione complessiva del sistema di rilancio con uno più moderno e funzionale ai programmi di decommissioning.

§  Waste Pond 719 - situazione e programmazione dei lavori

§  Waste Pond 719 - Rendiconto della bonifica

Si sono completati i lavori di realizzazione della nuova cabina elettrica, in grado di fornire un’adeguata potenza per le infrastrutture e le attività di smantellamento.

A fine 2014 è stata trasmessa agli Enti competenti l’istanza di disattivazione dell’impianto Eurex.

Le attività di decommissioning termineranno fra il 2028 e il 2032, un intervallo di quattro anni che risponde alla necessità di rappresentare l’alea legata alla natura prototipale di molte attività di decommissioning, con la data centrale più probabile come anno di fine dei lavori. 

 
Raggiunta questa fase i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, saranno pronti per essere trasferiti al Deposito Nazionale (raggiungimento della fase chiamata brown field).
 
Con la disponibilità del Deposito Nazionale i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il sito potrà quindi essere riportato allo stato di green field, ovvero a una condizione priva di vincoli radiologici, che consentirà il suo riutilizzo.
 

 

Gestione e messa in sicurezza dei rifiuti

I rifiuti radioattivi solidi sono attualmente stoccati nel sito in un deposito temporaneo che risale agli anni settanta, denominato «deposito 2300». Il suo volume geometrico è di 6.500 m3 e al suo interno sono stoccati circa 1.400 m3 di rifiuti, con un rapporto volume deposito/volume rifiuti pari a 4,6. Altri 1200 m3 di rifiuti sono stoccati in altre preesistenti aree dell’impianto. Il deposito 2300, interamente occupato, richiede l’adeguamento ai nuovi standard di sicurezza.


Nel 2011 sono, pertanto, iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo deposito temporaneo, denominato D2, che garantirà la massima sicurezza nello stoccaggio temporaneo esclusivamente dei rifiuti radioattivi già presenti nel sito e di quelli che saranno prodotti dai lavori di smantellamento, in vista del loro successivo trasferimento al Deposito Nazionale.


Il deposito D2 è stato autorizzato con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 25 giugno 2008 ed è stato successivamente approvato il Rapporto Particolareggiato di Progetto.


Nel giugno 2013 è terminata la costruzione delle opere civili e dell'impiantistica del deposito temporaneo D2 e si sta richiedendo il rilascio della licenza di esercizio.


Caratteristiche principali del nuovo deposito temporaneo D2

Volume complessivo geometrico: 22.300 m3

Superficie lorda: 2.100 m²

Tipologia e quantitativo dei rifiuti che vi verranno stoccati: circa 2.400 m3 di rifiuti radioattivi condizionati a bassa e media attività pregressi e/o futuri


La durata progettuale del D2 è di circa 50 anni al fine di garantire un elevato livello di sicurezza e consentire un funzionamento efficiente dell’infrastruttura. Il rapporto tra volume geometrico e volume utile del deposito D2 è tale da garantire la completa ispezionabilità ed un’agevole movimentazione dei rifiuti stessi.


Nel 2006 è stato realizzato il nuovo parco serbatoi per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi liquidi a più alta attività presenti nel sito, pari a 125 m
3 in volume.

Il trasferimento di questi liquidi radioattivi nel nuovo parco serbatoi è avvenuto nel periodo 2008 – 2009. Essi saranno condizionati tramite l’impianto di cementazione Cemex, in corso di realizzazione.


Nel 2008, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha emesso il decreto di compatibilità ambientale (VIA) per la realizzazione del complesso Cemex, comprensivo del deposito temporaneo D3. Nel 2010, è stata ottenuta l’autorizzazione alla costruzione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.


Nel 2013
si è concluso l'iter autorizzativo, con la pubblicazione sul sito internet del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del decreto di autorizzazione per la realizzazione del complesso Cemex. Sogin ha assegnato la gara per la sua realizzazione nel 2013 e formalizzato il contratto.


Il 25 giugno 2015 Ispra ha
comunicato l’approvazione con prescrizioni del progetto per la realizzazione del complesso Cemex, i cui lavori sono iniziati a luglio 2015 con la predisposizione delle facilities di cantiere previste dal Decreto VIA per garantire che non vi siano interferenze con l’ambiente circostante.

 

Dopo aver realizzato nel giugno 2016 il getto della platea di fondazione sono attualmente nelle fasi conclusive i lavori di costruzione delle pareti in elevazione del complesso CEMEX.

 

L'impianto Cemex permetterà di cementare e condizionare i circa 260 m3 di rifiuti radioattivi liquidi presenti nel sito. L'annesso deposito temporaneo D3 permetterà di stoccare in sicurezza i manufatti finiti prodotti dall’impianto di cementazione Cemex fino al loro trasferimento al Deposito Nazionale .

 

La realizzazione del complesso Cemex con annesso deposito temporaneo per lo stoccaggio dei manufatti prodotti permetterà di innalzare ulteriormente i livelli di sicurezza connessi con la gestione dei rifiuti presenti fino al loro trasferimento al Deposito Nazionale. Il progetto risponde a stringenti requisiti di sicurezza nucleare e radioprotezione per assicurare i più elevati livelli di tutela per i lavoratori, la popolazione e l’ambiente.

Caratteristiche principali del nuovo deposito temporaneo D3

Volume complessivo geometrico: 9.000 m3

Capacità netta di stoccaggio: 600 m3 di rifiuti radioattivi (1.120 fusti da 540 litri lordi)

Superficie: 621 m²

Tipologia e quantitativo dei rifiuti stoccati: rifiuti radioattivi condizionati ad alta attività, circa 900 fusti cementati


La durata progettuale del D3 è di circa 50 anni.


Al termine dei lavori di decommissioning e del graduale conferimento dei rifiuti radioattivi al Deposito Nazionale, tutti i depositi temporanei presenti nel sito saranno smantellati.


In merito alle altre principali attività legate alla gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, sono stati completati il condizionamento e la caratterizzazione di gran parte dei grandi componenti metallici provenienti dalla decontaminazione della piscina e sono stati prodotti circa 100 overpack, ovvero fusti contenenti rifiuti radioattivi, già idonei per il conferimento al Deposito Nazionale.


Nel 2013 è stato ottenuto, inoltre, il
decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che autorizza la modifica di impianto per la realizzazione della stazione gestione materiali (WMF - Waste Management Facility). È in corso la sua progettazione.


Sono terminate le operazioni di pre-caratterizzazione dei rifiuti solidi a bassa attività provenienti dal passato smantellamento dell'Impianto Fabbricazione Elementi di Combustibile (IFEC). Tali operazioni, svolte nell’ambito di uno specifico piano operativo autorizzato da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale), sono propedeutiche al trasporto dei rifiuti presso gli impianti di Nucleco a Casaccia, nelle vicinanze di Roma, per il loro trattamento e condizionamento. Al termine, i manufatti prodotti, già idonei per il conferimento al Deposito Nazionale, vengono riportati nell’impianto Eurex. Finora sono stati prodotti circa 150 overpack.

 

A fine 2016 il volume dei rifiuti radioattivi presenti nel sito, in accordo con la nuova classificazione definita con il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2015, è pari a 2.626 m3. 

 
Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nell'impianto Eurex al 31.12.2016
 
​TIPOLOGIA DI RIFIUTI

A vita media molto breve

Attività molto bassa Bassa attività Media attività Alta attività
QUANTITA' 0 m3 1.349 m3 776 m3 376 m3 
125 m3 
TOTALE 2.626 m3
 
 

Allontanamento del combustibile e materie nucleari

 

Il combustibile, originariamente nella piscina dell'impianto Eurex, nel 2007 è stato trasferito, in vista delle successive operazioni di allontanamento in Francia, nel Deposito di Avogadro. In quest’ultimo sono, inoltre, presenti elementi provenienti da altre centrali di potenza italiane.

 

Per completare l’allontanamento in Francia di tutto il combustibile ancora presente nel Deposito Avogadro di Saluggia, per il suo riprocessamento, sono necessari in totale 3 trasporti, con l’utilizzo di 3 cask.


A seguito dell’Accordo intergovernativo di Lucca del 2006 e dell’accordo commerciale tra Sogin e Areva del 2007, sono stati effettuati, fino a marzo 2013, un totale di 5 trasporti dal deposito Avogadro di Saluggia.


Nel 2014, si è concluso l'allontanamento dei materiali nucleari dall'impianto nell'ambito del programma GTRI (Global Threat Reduction Initiative) fra Italia e Usa. L’adesione da parte dell’Italia a tale iniziativa è stata funzionale al processo di decommissioning degli impianti nucleari in quanto l’allontanamento dei materiali nucleari e del combustibile irraggiato è essenziale per poter giungere al rilascio dei siti senza vincoli di natura radiologica.​

 

Ambiente

A garanzia della sostenibilità ambientale, tutti gli interventi sono progettati, realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto, sia radiologico sia convenzionale, sull’ambiente.


Sogin ha ampliato la preesistente rete di sorveglianza radiologica ambientale e monitora, con controlli continui e programmati, la qualità dell’aria, del terreno, delle acque superficiali e sotterranee, dei sedimenti del fiume Dora Baltea, nonché dei principali alimenti prodotti nella zona: latte e mais. Tutte le reti di sorveglianza radiologica ambientale sono state istituite al momento della costruzione degli impianti nucleari.


Ogni anno, Sogin effettua sistematicamente centinaia di misure sulle matrici alimentari e ambientali che compongono la rete di sorveglianza ambientale. L'
ARPA Piemonte provvede con una propria rete a svolgere un'analoga attività di monitoraggio e sorveglianza.


Da sempre, i risultati delle analisi e i valori delle formule di scarico confermano impatti ambientali radiologicamente irrilevanti. I risultati dei monitoraggi sono inviati a ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione Ambientale, e resi pubblici, anche attraverso il
bilancio di sostenibilità della Società.

 
Tutte le informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sui dati dei monitoraggi ambientali sono disponibili sul p​ortale RE.MO.​​.​
 
ll Sistema di Gestione Ambientale di Sogin è certificato ai sensi della norma ISO 14001. Nel febbraio 2017  per le attività nell'impianto Eurex, Sogin ha ottenuto il certificato di registrazione EMAS (Eco-Management and Audit Scheme). L’EMAS è uno strumento volontario proposto dalla Comunità Europea con il quale aziende ed enti pubblici possono valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali e fornire al pubblico e a tutti i soggetti interessati le informazioni che riguardano la gestione ambientale.  
In merito alla forte perturbazione che il pomeriggio del 10 luglio 2017 ha interessato la provincia di Vercelli, Sogin rende noto - con una nota informativa dell'11 luglio 2017 - che, dopo un accurato sopralluogo, non è stata registrata alcuna conseguenza dal punto di vista della sicurezza nucleare e della radioprotezione sulle strutture dell’impianto Eurex di Saluggia. Risultano da ripristinare una parte delle coperture di due edifici lievemente danneggiate dall’evento.
 Nota informativa - 11 luglio 2017
 

Storia dell’impianto

 
La costruzione dell’impianto EUREX, acronimo di Enriched URanium EXtraction, è iniziata nel 1965.

L’impianto è entrato in funzione nel 1970. Enea, proprietaria del sito, vi svolgeva attività di ricerca sul riprocessamento del combustibile irraggiato, un’operazione che permette, attraverso un adeguato trattamento, di separare e recuperare le materie nucleari che possono essere riutilizzate.

Le attività sono state interrotte nel 1984. Da allora è stato garantito il mantenimento in sicurezza delle strutture e degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente.

Dopo l’evento alluvionale del 2000, che interessò comunque le sole strutture convenzionali del sito (auditorium, mensa, alcuni uffici), è stato realizzato intorno al comprensorio dell’impianto Eurex di Saluggia un muro di difesa idraulica, alto circa cinque metri sorretto da palificate che vanno fino a 15 metri in profondità. Questa difesa è in grado di resistere ad eventi, anche di rilievo, di piena della Dora Baltea.

Nel 2003, Sogin ha assunto la gestione dell’impianto con l’obiettivo di realizzare il decommissioning. Da allora, tutte le attività realizzate e in corso mirano al mantenimento in sicurezza e allo smantellamento dell’impianto, riducendo il livello di pericolosità per i cittadini e l’ambiente, e predispongono le materie radioattive presenti nel sito al futuro conferimento definitivo al Deposito Nazionale.
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