Decommissioning 
 

Dopo il fermo della centrale, fra il 1987 e il 1991, il combustibile è stato allontanato dall’edificio reattore, attraverso il sistema di movimentazione e caricamento, successivamente smantellato. Nel 2006 sono state smantellate e rimosse le condotte inferiori dell’edificio reattore.
 
 Nel 2007 è stato realizzato il nuovo laboratorio di dosimetria che si occupa dell’approvvigionamento, preparazione e lettura dei dosimetri assegnati agli operatori degli impianti Sogin.
 
Nel 2008 sono state completate le attività di demolizione delle strutture interne degli edifici turbine, diesel e sala soffianti est.
 
Nel 2009 sono terminati i lavori di adeguamento della stazione rilascio materiali, dove si analizzano i materiali prodotti dalle attività di smantellamento prima del loro rilascio come rifiuti convenzionali, e, nel 2010, quelli di adeguamento della linea di circolazione dell'acqua di mare.
 
Nel 2011 si sono concluse le operazioni di smantellamento delle condotte superiori del circuito primario dell’impianto.
 
A settembre 2011, dopo appena 40 giorni dall’avvio delle attività, sono terminati i lavori di demolizione del pontile della centrale, un risultato raggiunto grazie all’impegno di tutti i tecnici che hanno lavorato con il cantiere aperto 24 ore su 24. I lavori hanno riguardato la rimozione delle travi e successivamente il taglio dei pilastri del pontile, una struttura in cemento armato lunga 750 metri. Le tecnologie impiegate hanno permesso di svolgere i lavori senza disperdere in mare e nell’ambiente nessun frammento della struttura. La demolizione del pontile contribuisce ad offrire al litorale pontino un mare più pulito e ha restituito alla cittadinanza l’utilizzo della costa e del tratto di mare antistante la centrale.
 
A ottobre 2011 è stato emesso il decreto di Compatibilità Ambientale (VIA) per il decommissioning della centrale, a firma congiunta dei Ministeri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dei Beni e le Attività Culturali.
 
Nel dicembre 2012 si sono conclusi i lavori, avviati nell'agosto 2012, di smantellamento dell’edificio turbine della centrale, una struttura in cemento armato, lunga 128,5 metri, larga 35,5 e alta 24, che durante l’esercizio ospitava le turbine dell’impianto. La demolizione della struttura, con un volume di 120.000 metri cubi, ha prodotto 14.400 tonnellate di cemento.
 
Nel 2013 sono stati assegnati i lavori per la rimozione degli involucri delle soffianti dei boilers ed è in corso la progettazione esecutiva. É stata ultimata la piattaforma in cemento armato nell’area nella quale si trovava l’edificio turbine e sono terminati i lavori di adeguamento della sala decontaminazione.
 

È attualmente in corso l’iter di assegnazione dell’appalto per la costruzione del nuovo sistema di trattamento effluenti liquidi radioattivi, denominato Radwaste.​

 
Per la centrale di Latina, i piani prevedono la conclusione della prima fase del decommissioning fra il 2023 e il 2027, con lo smantellamento delle infrastrutture e l'abbassamento dell'edificio reattore dagli attuali 50 metri a 30. Tale intervallo di quattro anni risponde alla necessità di rappresentare l’alea legata alla natura prototipale di molte attività di decommissioning, con la data centrale più probabile come anno di fine dei lavori.
Raggiunta questa prima fase, i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, saranno pronti per essere trasferiti al Deposito Nazionale.
La seconda e ultima fase del decommissioning riguarda lo smantellamento del reattore della centrale, che produrrà, fra l’altro, circa 2 mila tonnellate di rifiuti radioattivi ad alta attività (grafite).
Con la disponibilità del Deposito Nazionale tutti i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il sito potrà quindi essere riportato allo stato di green field, ovvero a una condizione priva di vincoli radiologici, che consentirà il suo riutilizzo.
 

Gestione e messa in sicurezza dei rifiuti

Si è conclusa la costruzione di un deposito temporaneo di rifiuti radioattivi che consentirà di custodire in sicurezza esclusivamente i rifiuti derivanti dell’esercizio della centrale e dalle attività di decommissioning, in attesa del loro trasferimento al Deposito Nazionale. Sono terminate, nel luglio 2014, le prove e collaudi dei sistemi del deposito ai fini dell’ottenimento della Licenza di esercizio da parte dell’Ispra che, ha rilasciato parere favorevole a dicembre 2014.
 
Caratteristiche principali del deposito temporaneo D1
Volume complessivo: circa 25.000 m3 
Capacità netta di stoccaggio: 2.500 m3 di rifiuti radioattivi
Superficie: 2000 m²
 
Nel sito è presente un altro deposito per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti presenti.
 
Caratteristiche principali del deposito temporaneo a bassa attività
Volume complessivo: circa 3700  m3 
Capacità netta di stoccaggio: circa 1700  m3 di rifiuti radioattivi
Superficie: 920 m²
 
Al termine del trasferimento dei rifiuti al Deposito Nazionale, tutti i depositi temporanei saranno demoliti.
 
Proseguono i lavori di realizzazione dell’impianto dove saranno trattati e cementati i fanghi radioattivi e gli splitters prodotti durante l’esercizio della centrale.
 
A fine 2014, il volume dei rifiuti presenti nel sito di Latina è pari a 1.681 m3. Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e dei processi di trattamento e condizionamento dei rifiuti pregressi.

Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nella centrale di Latina al 31.12.2014 
 
TIPOLOGIA DI RIFIUTI​

​Non destinati al Deposito Nazionale

​Bassa e media attività ​Alta attività
1^ categoria ​2^categoria ​3^categoria
QUANTITA'​ ​421 m3​ 1.247​ m3​ 13​ m3​
TOTALE​ 1.681 m3​
 
 

Gestione del combustibile

 
Nei primi anni novanta tutto il combustibile della centrale è stato allontanato e trasferito in Inghilterra per il riprocessamento.

I rifiuti originati dalle operazioni di riprocessamento rientreranno in Italia per essere conferiti temporaneamente al Deposito Nazionale.
 

Ambiente

A garanzia della sostenibilità ambientale, tutti gli interventi sono progettati, realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto, sia radiologico sia convenzionale, sull’ambiente.

Sogin gestisce un’articolata rete di sorveglianza radiologica ambientale e monitora, con controlli continui e programmati, la qualità dell’aria, del terreno, delle acque di falda e di mare, dei sedimenti marini e del vicino canale, della sabbia, della fauna marina del litorale antistante la centrale, nonché dei principali prodotti agro-alimentari del territorio: latte, frutta e verdura. La rete di sorveglianza radiologica ambientale è stata istituita al momento della costruzione dell'impianto nucleare.
 
Ogni anno, Sogin effettua sistematicamente centinaia di misure sulle matrici alimentari e ambientali che compongono la rete di sorveglianza ambientale. L'ARPA Lazio provvede con una propria rete a svolgere un'analoga attività di monitoraggio e sorveglianza.
Da sempre, i risultati delle analisi e i valori delle formule di scarico confermano impatti ambientali radiologicamente irrilevanti. I risultati dei monitoraggi sono inviati  all'Ispra, l’Autorità di sicurezza nazionale sul nucleare, e resi pubblici, anche attraverso il nostro bilancio di sostenibilità.
 
Nell'ottobre 2011 il Decreto VIA ha previsto, con tre specifiche prescrizioni, da parte di Sogin anche un monitoraggio ambientale convenzionale, accanto al preesistente monitoraggio radiologico. Subito dopo l'emissione del decreto, Sogin ha pianificato e integrato la preesistente rete per avviare il programma di monitoraggio convenzionale.
Nell'autunno 2013, Sogin ha avviato la campagna di caratterizzazione del territorio. Queste prime analisi hanno evidenziato su tre campioni di acqua di falda superficiale valori anomali della concentrazione di cloruro di vinile. Ciò è stato comunicato immediatamente alle Autorità e agli Enti interessati e, il 2 agosto, è stata diffusa una nota stampa.
 
Sogin ha attivato fin da subito un rigoroso processo di verifiche su cause e dimensioni dell'evento. I valori rilevati non sono riferibili alle attività di decommissioning, in quanto sono stati riscontrati analiti estranei al ciclo produttivo della centrale nucleare. Al momento, Sogin sta procedendo con ulteriori indagini ed analisi, anche a monte della centrale, come previsto dal piano di caratterizzazione approvato nella Conferenza dei Servizi nel marzo 2014.
 

Storia della centrale

La centrale nucleare di Latina è un impianto realizzato con tecnologia inglese a gas grafite, GCR-Magnox. La sua costruzione, da parte dell’Eni, è iniziata nel 1958.
Dopo appena cinque anni, nel maggio 1963, prima tra le centrali nucleari italiane, ha iniziato a produrre energia, con una potenza elettrica di 210 MWe, che l’ha resa, all’epoca dell’entrata in esercizio, la centrale nucleare più grande d’Europa.

Nel dicembre 1964 la sua proprietà è passata all’Enel e la sua attività è stata fermata nel 1987, all'indomani del referendum sul nucleare. Da allora, è stato garantito il mantenimento in sicurezza delle strutture e degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente.

Nella sua vita la centrale ha prodotto complessivamente 26 miliardi di kWh di energia elettrica.
Nel 1999 Sogin è divenuta proprietaria dell’impianto con l’obiettivo di terminare il decommissioning dell'impianto e restituire il sito al territorio, libero da vincoli radiologici.