Decommissioning

La centrale è stata definitivamente fermata nel 1982. Negli anni successivi sono stati drenati tutti i circuiti idraulici del reattore e, dopo l’allontanamento degli elementi di combustibile, avvenuto fra il 1985 e il 1987, è stata svuotata la piscina nella quale erano custoditi.

Nel 2000, Sogin, divenuta proprietaria della centrale, ha avviato le attività di decommissioning e gestione dei rifiuti radioattivi dell’impianto.

Nel 2007 sono terminate le attività di rimozione dell'amianto dall'edificio turbina.

Nel 2008 sono stati realizzati gli impianti di cantiere funzionali alla bonifica dell’amianto dell’edificio reattore: elettrico, di ventilazione, di drenaggi liquidi e di monitoraggio radiologico. La decontaminazione dell’edificio reattore dall’amianto è terminata nel 2010.

Nel 2009 sono stati realizzati i laboratori chimici “freddo” e “caldo”.

Nel 2010 è stato pubblicato il Decreto di Compatibilità Ambientale, VIA, per l’"attività di decommissioning – disattivazione accelerata per il rilascio incondizionato del sito”. La VIA prevede, come stabilito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che gli edifici reattore e turbina, progettati dall’ing. Riccardo Morandi e dichiarati “patrimonio architettonico del nostro Paese”, dopo la decontaminazione e lo smantellamento dei sistemi interni, non siano demoliti.

Nel dicembre 2012, sono stati emessi i bandi per lo smantellamento dei sistemi interni degli edifici reattore e turbina (compresi quelli per il ripristino dei sistemi ausiliari dell’edificio reattore necessari alle operazioni di smantellamento, la fornitura delle apparecchiature per il trattamento dei materiali smantellati e l’alienazione di quelli rilasciabili).

Nel 2013, nell’ambito delle predisposizioni per lo smantellamento dei componenti interni degli edifici turbina e reattore e delle prescrizioni per garantire la loro integrità, è stato ripristinato il rivestimento protettivo esterno delle due strutture.

A partire dal 2014 sono state avviate le attività per il ripristino dei sistemi ausiliari dell’edificio reattore e quelle finalizzate allo smantellamento dei componenti del ciclo termico dell’edificio turbina. Al termine di questi lavori, l’interno dell’edificio turbina sarà adeguato per diventare deposito temporaneo dei rifiuti radioattivi che saranno prodotti dalle prossime attività di decommissioning.

Nel marzo 2014 sono iniziate le attività che porteranno alla demolizione del camino della centrale, alto 95 metri. Dopo i collaudi di sistemi e i macchinari, l’impermeabilizzazione delle aree e il consolidamento delle strutture, è stata portata a termine la decontaminazione, tramite scarifica, delle pareti interne del camino. I lavori di scarifica sono stati svolti da un robot di tecnologia italiana, appositamente progettato e costruito, che è stato movimentato in remoto dall’esterno. L’attività si è conclusa nel luglio 2016 con la rimozione della piattaforma posta sulla sommità della struttura, montata per gestire il flusso d’aria e sostenere l’apparecchiatura di movimentazione del robot di scarifica all’interno del cono. La Società sta ora predisponendo le operazioni per procedere alla demolizione del camino e alla realizzazione, nello stesso punto, di un nuovo camino alto 34 metri, un’altezza quasi tre volte inferiore a quella dell’attuale, sufficiente per lo scarico degli effluenti aeriformi necessari per i successivi lavori di decommissioning. Il progetto e la tecnologia adottate garantiscono che non vi sarà alcun impatto sull’ambiente.

Nel 2014 sono iniziati i lavori di realizzazione del nuovo sistema di trattamento degli effluenti liquidi radioattivi, denominato Radwaste. Ad oggi è stata inoltre eseguita la caratterizzazione radiologica propedeutica al successivo smantellamento del vecchio impianto. In vista delle prossime attività, è stato anche ultimato il nuovo impianto elettrico.

Si sta procedendo alla bonifica della trincea 1, dopo aver terminato le operazioni di bonifica delle trincee 2 e 3. Negli anni di esercizio dell’impianto, nelle trincee furono interrati, come consentivano allora gli standard internazionali e la normativa di riferimento, rifiuti radioattivi di bassa attività. I rifiuti prodotti dalla bonifica sono stati ora stoccati nel deposito temporaneo D1, in attesa del loro smaltimento definitivo nel Deposito Nazionale.

Nel 2015 sono terminati i lavori di ristrutturazione del locale officina calda, dove si effettuano le lavorazioni sui componenti radioattivi, per permetterne il miglior funzionamento anche in relazione all’incremento delle attività di decommissioning. Sono in corso i collaudi prima della sua entrata in esercizio.

Nello stesso anno è terminata l’impermeabilizzazione delle aree di cantiere ed è in fase conclusiva la realizzazione di un nuovo sistema di raccolta e trattamento delle acque di prima pioggia.

Le attività di decommissioning termineranno fra il 2024 e il 2028, un intervallo di quattro anni che risponde alla necessità di rappresentare l’alea legata alla natura prototipale di molte attività di decommissioning, con la data centrale più probabile come anno di fine dei lavori. 

Raggiunta questa fase i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, saranno pronti per essere trasferiti al Deposito Nazionale (raggiungimento della fase chiamata brown field).

Con la disponibilità del Deposito Nazionale i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il sito potrà quindi essere riportato allo stato di green field, ovvero a una condizione priva di vincoli radiologici, che consentirà il suo riutilizzo. Saranno conservati l'edificio turbina e l'edificio reattore in quanto "patrimonio architettonico" del nostro Paese.

 

Gestione e messa in sicurezza dei rifiuti

Dal 2007 al 2013, si sono svolti i lavori e conclusi gli iter autorizzativi per la ristrutturazione di un edificio, che ospitava l’impianto diesel d’emergenza, e la costruzione di un nuovo deposito temporaneo, denominato D1, per gestire in sicurezza i rifiuti radioattivi pregressi e quelli che vengono prodotti dalle attività di mantenimento in sicurezza e decommissioning dell’impianto, in vista del loro successivo trasferimento al Deposito Nazionale. 

Nel 2013, terminato l’iter autorizzativo per l’esercizio da parte di Ispra, nei due depositi temporanei sono stati trasferiti, dal piano di governo dell’edificio turbina, i rifiuti radioattivi condizionati insieme ai fusti di amianto supercompattato.

Proseguono le operazioni di trattamento, caratterizzazione e supercompattazione dei rifiuti radioattivi per renderli idonei al conferimento al Deposito Nazionale.

Nuovo deposito temporaneo D1

Volume complessivo: circa 10.000 m3

Capacità netta di stoccaggio: 1.100 m3 di rifiuti radioattivi

Superficie: 1320 m²

Deposito temporaneo ex-diesel

Volume complessivo: circa 5.000 m3

Capacità netta di stoccaggio: 850 m3 di rifiuti radioattivi

Superficie: 649 m²

Entrambi i depositi temporanei saranno smantellati al termine del graduale trasferimento dei rifiuti al Deposito Nazionale.

A fine 2015, il volume dei rifiuti radioattivi presenti nel sito di Garigliano è di 2791 m3. Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi. 

Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nella centrale del Garigliano al 31.12.2015
 
​TIPOLOGIA DI RIFIUTI

A vita media molto breve

Attività molto bassa Bassa attività Media attività Alta attività
QUANTITA' 0 m3 1.269 m3 1.432 m3 90 m3 
m3 
TOTALE 2.791 m3
 

L’inventario dei rifiuti radioattivi al 31. 12. 2015 risponde alla nuova classificazione definita con il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2015.

 

Allontanamento del combustibile

Nel 1987 è terminato il trasferimento del combustibile irraggiato della centrale, che è stato trasferito in Inghilterra per il riprocessamento e al deposito Avogadro di Saluggia.  Anche quest’ultimo è destinato al trasferimento in Francia per il riprocessamento. 

 

Ambiente

A garanzia della sostenibilità ambientale, tutti gli interventi sono progettati, realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto, sia radiologico sia convenzionale, sull’ambiente.

Sogin gestisce un’articolata rete di sorveglianza ambientale e monitora, con controlli continui e programmati, la qualità dell’aria, del terreno, delle acque superficiali e sotterranee, dei prodotti ittici del Garigliano e del vicino litorale tirrenico, nonché dei principali prodotti agro-alimentari del territorio: latte, frutta e verdura. Tutte le reti di sorveglianza ambientale sono state istituite al momento della costruzione degli impianti nucleari.

Ogni anno, Sogin effettua sistematicamente centinaia di misure sulle matrici alimentari e ambientali che compongono la rete di sorveglianza ambientale. L’ARPA Campania provvede con una propria rete a svolgere un'analoga attività di monitoraggio e sorveglianza.

Da sempre, i risultati delle analisi e i valori delle formule di scarico confermano impatti ambientali radiologicamente irrilevanti. I risultati dei monitoraggi sono inviati all’Ispra, l'Autorità di sicurezza nazionale sul nucleare, e resi pubblici, anche attraverso il sito della Regione Campania, il sito internet www.sogin.it nella sezione REMO​ ed il nostro bilancio di sostenibilità.

Nel 2011 il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha istituito, con apposito Decreto, l'Osservatorio ambientale della Centrale nucleare di Garigliano. L'Osservatorio, in presidio permanente, è responsabile della supervisione di tutte le attività relative allo smantellamento dell'impianto.

Tutte le informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sui dati dei monitoraggi ambientali sono disponibili sul p​ortale RE.MO.​​​.​


Tavoli della Trasparenza

Il Tavolo della Trasparenza per le attività di dismissione della centrale nucleare del Garigliano è stato istituito formalmente dalla Regione Campania con delibera di G. R. n. 163/2011 e s.m.i.
 
Nel corso del Tavolo, Sogin illustra periodicamente gli avanzamenti dei lavori di decommissioning dell'impianto. Questo Tavolo, convocato dall'Assessorato all'Ambiente della Regione Campania, riunisce le Istituzioni e gli Enti, nazionali e locali, - fra i quali: l'Autorità di controllo Ispra, Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente, Arpa Campania - e le diverse associazioni interessate, a vario titolo, dai lavori di decommissioning della centrale.
 
Finora, si sono tenuti sette "Tavoli della Trasparenza": 25 novembre 2011; 27 novembre 2012; 17 dicembre 2012; 9 luglio 2013; 20 marzo 2014; 2 dicembre 2014; 10 ottobre 2016​.
 

Storia della centrale

La centrale nucleare “Garigliano” di Sessa Aurunca è stata costruita in quattro anni (1959 – 1963) dalla SENN, Società Elettronucleare Nazionale, su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi, e ha iniziato la produzione di energia elettrica nell’aprile del 1964. La centrale, di modello BWR, Boiling Water Reactor, appartiene alla prima generazione di impianti nucleari, con una potenza di produzione elettrica di 160 MWe.
 
Nel 1965 la proprietà della centrale è stata assunta da Enel. L’impianto è stato in funzione fino al 1978, anno in cui è stato fermato per manutenzione. Nel 1982 la centrale è stata definitivamente disattivata. Da allora è stato garantito il mantenimento in sicurezza delle strutture e degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente.
 
La centrale ha complessivamente prodotto 12,5 miliardi di kWh di energia elettrica. Nel 1999 Sogin è divenuta proprietaria dell’impianto con l’obiettivo di realizzare il decommissioning.
 
La centrale di Garigliano è stata la seconda delle quattro centrali nucleari italiane, dopo quella di Trino, ad ottenere nel settembre 2012 il decreto di disattivazione, approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico su parere dell’Autorità di sicurezza nucleare (Ispra) e delle altre Istituzioni competenti.
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