Nella mission di Sogin, il decommissioning nucleare e la gestione dei rifiuti radioattivi, è insito il concetto di economia circolare. Essa comporta, infatti, la progressiva riduzione dell’impatto ambientale generato dalla presenza dei siti nucleari, riducendo così l’impronta ecologica generata da un’attività umana.

Nella gestione dei rifiuti, ad esempio, Sogin adotta strategie di riduzione della loro produzione attraverso tecnologie e processi innovativi e di recupero dei materiali convenzionali o comunque decontaminati, generati dallo smantellamento degli impianti. Anche nelle varie fasi del processo di approvvigionamento, Sogin tiene conto di criteri ambientali e sociali per individuare beni e servizi che riducano l’impatto ambientale e aumentino i benefici sociali lungo tutto il ciclo di vita. Il decommissioning nucleare non produce solo rifiuti radioattivi, ma gran parte del materiale che ne deriva (ferro, calcestruzzo, rame, plastica e così via) viene recuperato e riciclato.

Un modello di economia circolare che Sogin sta integrando in modo strutturato e sistematico nella progettazione di tutte le sue attività e che è stato presentato ai suoi stakeholder nel novembre 2018 in occasione della X edizione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR). A titolo esemplificativo, delle circa 320 mila tonnellate di materiali che saranno prodotti complessivamente dallo smantellamento della centrale nucleare di Caorso saranno recuperati, e riciclati, oltre 300 mila tonnellate (il 93%), per la maggior parte composte da metalli e calcestruzzo.
 
Nella centrale di Caorso, già nel 2013-2014 lo smantellamento dell’edificio Off Gas ha prodotto circa 7.000 tonnellate di calcestruzzo (non radioattivo) che sono state trasformate in materia prima secondaria e riutilizzate per riempire gli scavi prodotti dallo smantellamento dei sistemi interrati attigui all’edificio.
 
Caorso: destinazione dei materiali
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
Caorso: destinazione dei materiali
Un altro esempio molto recente è il recupero e riutilizzo dei materiali prodotti dallo smantellamento del rotore e dell’alternatore della turbina della centrale del Garigliano. Tutto il materiale prodotto, circa 400 tonnellate, è stato allontanato dal sito, dopo essere stato opportunamente controllato, e il 96% è stato trasferito in centri di recupero e di lavorazione, come le fonderie per i metalli, per essere reinserito nel ciclo produttivo.
 
Garigliano: Recupero e riutilizzo dei materiali prodotti dallo smantellamento del turboalternatore
(clicca sulle immagini per ingrandirle)