L’AD Sogin in Audizione alla Commissione parlamentare: "Chiarezza su gestione e decommissioning"

25 Febbraio 2026
  

Questa mattina si è svolta l’audizione dell’Amministratore Delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, nell’ambito della gestione dei rifiuti radioattivi in Italia.

L’intervento ha fornito un resoconto sulla situazione dell’azienda e dei progetti di decommissioning, chiarendo alcune narrazioni negative che, secondo Artizzu, “rischiano di diventare paradossalmente reali e generare danni reputazionali alla nostra azienda e all’intero settore nucleare”.

Nonostante alcune difficoltà gestionali, Sogin è un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, con un distacco evidente tra la sua reputazione all’estero e quella nazionale. “A Sogin sono spesso attribuiti aggettivi che la qualificano in modo negativo pur essendo, il più delle volte, ingiustificabili al confronto con dati e fatti oggettivi. Allo stesso tempo, tuttavia, occorre non negare mai i problemi che ci sono, i quali vanno portati alla luce uno per uno e gestiti con gli strumenti del management, che è esattamente ciò che stiamo facendo”.

L’ AD ha evidenziato come l’attuale gestione stia affrontando in modo sistematico le criticità ereditate dal passato, “esattamente come per il CEMEX”, con molti problemi già risolti e altri, che richiedono tempi più lunghi, indirizzati verso soluzioni strutturali. I primi mesi del mandato sono stati “complessi” per un “profondo stato di sfiducia interna generalizzata”, superato grazie a una “parte considerevole delle colleghe e dei colleghi di Sogin che si è finalmente resa protagonista di questa fase di discontinuità col passato”, fondata su trasparenza ed emersione di costi e tempi precedentemente “nascosti”.

Attraverso l’adozione di tecniche ordinarie di “project management” ed “earned value”, strumenti riconosciuti dal mercato, comparabili e “privi di alchimie e trucchi”, l’avanzamento complessivo del decommissioning calcolato al 31 dicembre 2025 è pari al 47,7% e si prevede un incremento di 4 o 5 volte del valore dei progetti. “I contratti che stiamo portando avanti nel corso del 2026 – ha spiegato Artizzu - ammontano a 420 milioni di euro e, dopo i ribassi prevediamo 360-380 milioni di euro, su una media degli ultimi anni di appena 90”.

Con riferimento alla “Memoria” presentata da ARERA alle Commissioni parlamentari nell’ambito dei disegni di legge in materia di energia nucleare sostenibile, l’AD, seppur “nella normale dinamica tra controllore e controllato”, non concorda su una serie di valutazioni ed ha espresso apprezzamento per il richiamo alla “neutralità tecnologica” e all’“integrazione fra le fonti rinnovabili e la fonte nucleare”, così come la “necessità di continuità gestionale di Sogin, concetto generalizzabile, per proprie caratteristiche peculiari, al settore nucleare nel suo complesso”.

Riguardo ai costi del decommissioning e del “non fare sul nucleare”, l’AD ha invitato a una visione più strategica nella prospettiva dell’investimento industriale per il Paese. "Il continuo focus sui costi rischia di offrire una rappresentazione assolutamente distorta del tema che si sta analizzando", ha affermato Artizzu, sottolineando che il decommissioning accelerato ha rappresentato “una sfida ingegneristica importante e, al contempo, una sfida per il sistema regolatorio della sicurezza nucleare”, contribuendo a rendere l’Italia il secondo settore nucleare d’Europa, con Sogin “unica società italiana ad essere Collaborating Center della IAEA”.

Infine, Artizzu ha chiarito sui presunti ritardi e costi, ricordando che i decreti di disattivazione sono stati emessi tra il 2008 e il 2025 e che completare il decommissioning entro il 2020 era “quantomeno velleitario”. Ha evidenziato la severità dei parametri italiani di rilascio radiologico, sottolineando che su molte materie l’Italia “ha livelli di rilascio tra 10 e 1.000 volte più restrittivi di quelli indicati dalla Commissione Ue e, in alcuni casi, 100.000 volte quelli della IAEA”.

In conclusione, l’AD ha affermato che “è necessario affrontare tali problematiche a livello di sistema, poiché non riguardano solo Sogin, ma l’intero settore nucleare nazionale”.