Decommissioning


 

L'impianto è stato fermato nel 1995 e Sogin ne è divenuta proprietaria dal 2005 con l’obiettivo di realizzarne il decommissioning.

Nel 2008 è stato approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico, su parere dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (ISPRA), il decreto per lo smantellamento definitivo dell’impianto Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo (D.M. 27-11-2008). Nello stesso anno, è stato finalizzato il contratto per il decommissioning dell’impianto e nel mese di dicembre sono iniziate le attività.

Fra il 2008 e il 2010, le operazioni di decommissioning dell'impianto hanno riguardato lo smantellamento e la decontaminazione ad umido e meccanica delle apparecchiature per la produzione del combustibile nucleare. Nel 2009 è stato completato lo smantellamento del ciclo produttivo e nel 2010 è stata completata la decontaminazione ad umido e meccanica del materiale rimosso.

Nel 2013 si sono concluse le operazioni di smantellamento dell’impianto di ventilazione e dell’impianto di trattamento dei liquidi reflui. Nello stesso anno, è stata terminata la manutenzione straordinaria dei 611 overpack contenenti i rifiuti radioattivi prodotti durante l’esercizio dell’impianto.

Nel 2014 è stato installato e autorizzato da Ispra l’impianto mobile di cantiere necessario per il trattamento dei reflui liquidi e dei fanghi radioattivi.

L’impianto di Bosco Marengo sarà il primo impianto nucleare italiano nel quale Sogin terminerà le attività di decommissioning.

L’attuale programma di Sogin prevede il raggiungimento del “brown field” dell’impianto di Bosco Marengo nel 2017. Con la condizione di “brown field” tutte le strutture sono smantellate e tutti i rifiuti radioattivi, già condizionati, sono stoccati nel deposito temporaneo del sito, pronti per essere trasferiti al Deposito Nazionale.

Con la disponibilità del Deposito Nazionale i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il sito potrà quindi essere riportato allo stato di green field, ovvero a una condizione priva di vincoli radiologici, che consentirà il suo riutilizzo. 

 

Gestione e messa in sicurezza dei rifiuti

 

Sono in corso le attività propedeutiche alla supercompattazione dei fusti di rifiuti radioattivi solidi provenienti dalle attività di smantellamento e proseguono le operazioni di trattamento e decontaminazione dei materiali metallici.

Con il decreto del 23 dicembre 2016, il Ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato lo svolgimento delle operazioni di supercompattazione e cementazione dei rifiuti radioattivi, per un totale di circa 900 fusti, presso un operatore terzo. Al termine, rientreranno nel sito per il loro stoccaggio temporaneo. 

I rifiuti provenienti dall’esercizio e dalle attività di decommissioning dell’impianto, opportunamente trattati e immobilizzati, sono temporaneamente stoccati all’interno del sito, in attesa del loro trasferimento al futuro Deposito Nazionale.

In particolare, tali rifiuti sono stoccati nella stazione di buffer provvisorio, l’edificio BLD11. I materiali saranno, successivamente, trasferiti nel deposito temporaneo B106. A tale riguardo, sono in corso i lavori di adeguamento del locale B106 dell’edificio BLD1 a deposito temporaneo, che entrerà in esercizio nel 2017.

Caratteristiche principali del deposito temporaneo B106

Volume complessivo: 8160 m

Capacità netta di stoccaggio: 4080 m3 di rifiuti radioattivi

Superficie: 960 m²

Tipologia di rifiuti stoccati: rifiuti solidi radioattivi condizionati a bassa e media attività

Al termine delle operazioni di decommissioning e del conferimento dei rifiuti radioattivi al Deposito Nazionale, i depositi temporanei presenti nel sito saranno smantellati.

A fine 2016, il volume dei rifiuti radioattivi, classificati in accordo con il decreto del 7 agosto 2015, presenti nel sito di Bosco Marengo è di 479 m3. Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi.​
 
Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi stoccati, suddivisi per tipologia, presenti nell'impianto di Bosco Marengo al 31.12.2016
 
TIPOLOGIA DI RIFIUTI

A vita media molto breve

Attività molto bassa Bassa attività Media attività Alta attività
QUANTITA' 0 m3 133 m3 345 m3 1 m3 
m3 
TOTALE 479 m3
 

Nell’agosto 2014, durante i lavori di diserbo e di rimozione degli arbusti dell’area campestre adiacente al Sito, sono stati rinvenuti sotto al terreno rifiuti inerti misti. Le immediate attività di scavo hanno rivelato la presenza di alcuni fusti metallici corrosi riconducibili alle pregresse attività nucleari che venivano svolte nell’impianto. Sogin ha eseguito i controlli radiometrici ambientali e di laboratorio, che non hanno rilevato presenza di radioattività escludendo perciò conseguenze radiologiche per i lavoratori, i cittadini e l’ambiente. Sogin ha, inoltre, informato l'ISPRA e gli Enti preposti e ha pubblicato una nota informativa.

Nota informativa 29.08.2014

Il 5 settembre l’Ispra, in collaborazione con l’Arpa Piemonte, ha svolto una visita ispettiva all’Impianto e, nei giorni successivi, sono iniziate le indagini geomagnetiche per determinare l’estensione del terreno interessato. Proseguono, inoltre, le analisi del terreno per verificare l’eventuale presenza di prodotti chimici inquinanti.

I dati raccolti permetteranno a Sogin di pianificare le successive ed immediate attività di bonifica del terreno. 

Nota informativa 10.09.2014

Il 2 ottobre 2014 l’Arpa Piemonte ha pubblicato sul proprio sito internet i risultati delle misure di caratterizzazione radiometrica dei campioni prelevati, eseguite nell’ambito del Protocollo operativo con l’ISPRA. Le analisi effettuate non hanno rilevato “contaminazione imputabile al ciclo del combustibile nucleare”.

Relazione ARPA Piemonte – 02.10.2014

Nel febbraio 2015 Sogin ha trasmesso a ISPRA il Piano Operativo per la bonifica dell’area dove sono stati rinvenuti i materiali interrati. Le medesime indagini geofisiche svolte in tale zona sono state poi effettuate, a scopo precauzionale, anche in altre aree del sito senza riscontrare anomalie analoghe.

Da settembre 2015 Sogin ha realizzato ulteriori interventi. In particolare, è stata realizzata la rete di monitoraggio dell’acqua di falda soggiacente il sito, costituita da 14 piezometri, ed è stata recintata l’area di rispetto per delimitare la zona di rinvenimento dei materiali interrati.

 
 

Gestione del combustibile

 
Nell’impianto, quando sono state fermate le attività di fabbricazione, vi erano stoccate circa 112 tonnellate di combustibile nucleare. Il materiale è stato tutto allontanato e trasferito all’estero. L’ultimo trasporto è avvenuto nel novembre 2006.
 
 

Ambiente

 
A garanzia della sostenibilità ambientale, tutti gli interventi sono progettati, realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto, sia radiologico sia convenzionale, sull’ambiente.

Sogin gestisce un’articolata rete di sorveglianza radiologica ambientale e monitora, con controlli continui e programmati, la qualità dell’aria, del terreno, delle acque di falda e del Rio Lovassina, nonché dei principali prodotti agricoli locali. Tutte le reti di sorveglianza radiologica ambientale sono state istituite al momento della costruzione degli impianti nucleari.

Ogni anno, Sogin effettua sistematicamente centinaia di misure sulle matrici alimentari e ambientali che compongono la rete di sorveglianza ambientale. L'ARPA Piemonte provvede con una propria rete a svolgere un'analoga attività di monitoraggio e sorveglianza.

Da sempre, i risultati delle analisi e i valori delle formule di scarico confermano impatti ambientali radiologicamente irrilevanti. I risultati dei monitoraggi sono inviati all'Ispra, Istituto Superiore per la Protezione Ambientale, e resi pubblici, anche attraverso il nostro bilancio di sostenibilità.​

 
 

Storia dell’impianto

 
L’ impianto Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo, realizzato nei primi anni settanta, prende la propria denominazione dal nome della società costruttrice, “Fabbricazioni Nucleari Spa”, costituita da Ansaldo Meccanico Nucleare e General Electric Co.
 
L’impianto è entrato in funzione nel 1973, anno in cui Agip Nucleare ha fatto il suo ingresso nella società.
 
Nel corso del suo esercizio l’impianto ha prodotto gli elementi di combustibile per centrali nucleari in Italia e all’estero.
 
Nel 1987, con la chiusura del programma nucleare italiano, l’impianto ha gradualmente diversificato l’attività, specializzandosi in settori ceramici avanzati quali artroprotesi sanitarie (sfere femorali e coppe acetabolari), componenti porosi per celle a combustibile per l’industria, inserti per utensili da taglio e altri prodotti.
 
Nel 1989 la gestione dell’impianto è passata a Enea.
 
Nel 1995, contestualmente al cambio del nome in “FN Nuove tecnologie e Servizi Avanzati Spa”, in breve “FN Spa”, le attività nucleari dell’impianto sono state fermate. Da allora sono proseguite le attività in campo tecnologico convenzionale ed è stato garantito il mantenimento in sicurezza delle strutture a tutela della popolazione e dell’ambiente.
 
A partire dal 1996 FN spa si attiva per il decommissioning dell’impianto, entrando poi nel 2001 a far parte del Consorzio SICN, unitamente a Sogin ed Enea, che presenta nel 2003 l’istanza di disattivazione dell’impianto.
 
Nel 2005, Sogin è divenuta proprietaria dell’impianto, assorbendo la parte nucleare del personale FN con l’obiettivo di realizzare il decommissioning.
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