Decommissioning

 

Nel 2004, all’interno dell'impianto Plutonio (IPU), sono iniziate le operazioni di decontaminazione delle scatole a guanti e le attività propedeutiche al loro smantellamento. Le scatole a guanti sono ambienti confinati che, durante l’esercizio dell’impianto, erano impiegati per manipolare il plutonio nell’ambito delle attività di ricerca per la produzione di elementi di combustibile nucleare.

 

Tra il 2005 e il 2007 per entrambi gli impianti è stato eseguito un aggiornamento dei sistemi di monitoraggio radiologico degli effluenti aeriformi.


Nello stesso periodo, nell'impianto Opec 1, sono stati adeguati gli impianti elettrici e antincendio e sono terminate le attività di decontaminazione e bonifica delle celle calde. Al loro interno avveniva la manipolazione di sorgenti ad alta attività e le prove  “distruttive” di caratterizzazione su elementi di combustibile altamente radioattivo.

 

Nel 2010 si è conclusa l’installazione di un sistema di limitazione della sovrappressione per i depositi dell’Impianto Plutonio e la prima fase di “revamping” delle celle calde di Opec 1, necessarie per le future attività sui combustibili irraggiati presenti nel sito. Ciò è avvenuto attraverso la manutenzione straordinaria di alcune funzionalità operative (penetrazioni schermanti, attrezzature interne, impianto elettrico e illuminazione) e il ripristino dell’operabilità dei telemanipolatori.

 

Nel 2010 è stato avviato lo smantellamento delle 56 scatole a guanti dell’impianto Plutonio, suddivise in quattro livelli di complessità, legati alle dimensioni e al contenuto, oltre che alle difficoltà progettuali e operative del loro smantellamento. Ad oggi, sono state smantellate 34 scatole a guanti di primo livello, di secondo livello e terzo livello, mentre proseguono le attività propedeutiche allo smantellamento delle restanti. Lo smantellamento delle scatole a guanti è l’intervento più significativo nell'ambito delle attività di decommissioning dell'Impianto IPU.  
 
Fra il 2012 e il 2014, sono stati realizzati, presso gli impianti Plutonio e OPEC-1, alcuni interventi mirati di miglioramento dei sistemi di sicurezza: sistemi di supervisione e controllo degli impianti di ventilazione, trasformatori, cabine elettriche, sistemi di aria compressa di emergenza, sistemi interfonici, officine e sistema di monitoraggio serbatoi liquidi.

 

Nell'impianto OPEC 1 sono stati rimossi e allontanati dal sito per il loro trattamento i serbatoi interrati (Waste A e B), utilizzati in passato per la raccolta dei liquidi radioattivi. La successiva fase dell’intervento prevede la bonifica delle opere civili di alloggiamento dei serbatoi.

 

Nel 2015 è stata presentata l'istanza di disattivazione dell’impianto Plutonio.

 

Le attività di decommissioning termineranno fra il 2023 e il 2027, un intervallo di quattro anni che risponde alla necessità di rappresentare l’alea legata alla natura prototipale di molte operazioni, con la data centrale più probabile come anno di fine dei lavori.

 

 

Raggiunta questa fase i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, saranno pronti per essere trasferiti al Deposito Nazionale (raggiungimento della fase chiamata brown field). 
 
Con la disponibilità del Deposito Nazionale i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il sito potrà quindi essere riportato allo stato di green field, ovvero a una condizione priva di vincoli radiologici, che consentirà il suo riutilizzo.

 


 

Gestione e messa in sicurezza dei rifiuti

 

I rifiuti radioattivi presenti negli impianti di Casaccia, prodotti durante il periodo d’esercizio e dalle operazioni di decommissioning, sono stoccati temporaneamente nei locali dell'Impianto Plutonio e nei depositi Opec 1 e Opec 2.

 

Caratteristiche principali del deposito temporaneo - Impianto Plutonio
Volume complessivo: 1300 m
3 (in 2 locali di stoccaggio)
Capacità netta di stoccaggio: 190 m
3 di rifiuti radioattivi (circa 750 fusti)
Superficie complessiva: 300 m² (di 2 locali di stoccaggio)
All’interno sono stoccati 149 m
3 di materie nucleari e rifiuti solidi radioattivi di media attività

 

Caratteristiche principali del deposito temporaneo - Deposito Opec 1
Volume complessivo: 120 m
3 (in 2 locali di stoccaggio)
Capacità netta di stoccaggio: circa 20 
m3 di rifiuti radioattivi
Superficie complessiva: 250 m² (di 2 locali di stoccaggio)
All’interno sono stoccati 3 m
3 di rifiuti radioattivi di bassa attività e 7 m3 di materie nucleari e rifiuti radioattivi di media attività

 

Nel 2010 si sono concluse le opere civili per la trasformazione dell'impianto Opec-2 in deposito temporaneo per i rifiuti radioattivi attualmente stoccati presso Nucleco e per quelli prodotti dallo smantellamento delle scatole a guanti. E' in corso la realizzazione della nuova impiantistica dei sistemi di controllo e sicurezza.​

 

Caratteristiche principali del deposito temporaneo - Deposito Opec 2
(in corso di realizzazione)
Volume complessivo: 3.800 m
3 (in 12 locali di stoccaggio)
Capacità netta di stoccaggio: 660 m
3 di rifiuti radioattivi (circa 2.300 fusti)
Superficie complessiva: 930 m² (in 12 locali di stoccaggio)

 

La durata progettuale del deposito Opec 2 è di circa 50 anni. Al termine del graduale trasferimento dei rifiuti al Deposito Nazionale, tutti i depositi temporanei saranno demoliti.

 

All'inizio del 2013 si sono concluse le attività di caratterizzazione radiologica dei rifiuti radioattivi solidi stoccati nei depositi temporanei dell'Impianto Plutonio e sono in corso le attività preparatorie per la caratterizzazione dei rifiuti radioattivi liquidi per il loro trattamento e condizionamento.

A fine 2016, il volume dei rifiuti radioattivi presenti nel sito di Casaccia è pari a 170 m3.

Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi. 

 
Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti negli impianti di Casaccia al 31.12.2016
 
TIPOLOGIA DI RIFIUTI

A vita media molto breve

Attività molto bassa Bassa attività Media attività Alta attività
QUANTITA' 0 m3 0 m3 3 m3 167 m3 
m3 
TOTALE 170 m3
  
L'inventario dei rifiuti radioattivi al 31.12.2016 risponde alla nuova classificazione definita con il Decreto Ministeriale del 7 agosto 2015.​

 

Allontanamento del combustibile e materiali nucleari

 

Le materie nucleari presenti sono stoccate in sicurezza all’interno degli impianti in vista​ della loro alienazione o del loro definitivo conferimento al Deposito Nazionale.

 

Nel 2014, si è concluso l'allontanamento di parte dei materiali nucleari dall'impianto nell'ambito del programma GTRI (Global Threat Reduction Initiative) fra Italia e Usa. L’adesione da parte dell’Italia a tale iniziativa è stata funzionale al processo di decommissioning degli impianti nucleari in quanto l’allontanamento dei materiali nucleari e del combustibile irraggiato è essenziale per poter giungere al rilascio dei siti senza vincoli di natura radiologica. 

 
 

Ambiente

A garanzia della sostenibilità ambientale, tutti gli interventi sono progettati, realizzati e monitorati in modo da non produrre alcun impatto, sia radiologico sia convenzionale, sull’ambiente.

 

Nell’impianto è attiva un’articolata rete di sorveglianza ambientale che monitora, con controlli continui e programmati, la qualità dell’aria, del terreno, delle acqua di falda e del torrente Arrone, nonché dei principali prodotti agro-alimentari della zona: latte, frutta, verdura e foraggi. Tutte le reti di sorveglianza ambientale sono state istituite al momento della costruzione degli impianti nucleari.​ 

 
 

Storia degli impianti

 

All’interno del centro di ricerca Enea di Casaccia, Sogin gestisce, dal 2003, l’impianto Opec, acronimo di Operazioni Calde, e l’impianto Ipu, acronimo di Impianto Plutonio, con l'obiettivo di smantellarli (decommissioning) e gestire i rifiuti radioattivi prodotti sia dal passato esercizio che dalle attività di decontaminazione e smantellamento. 

 

Impianto Opec
 

E’ costituito da due impianti, chiamati Opec 1 e 2.
 
L’Opec 1 è entrato in esercizio nel 1962 ed è stato il primo impianto in Italia a eseguire attività di ricerca e analisi di post-irraggiamento sugli elementi di combustibile nucleare a base di diossido di uranio (UO2). In particolare, le attività, svolte tra il 1968 e il 1990, comprendevano controlli e analisi distruttive su elementi di combustibile all'interno delle tre celle schermanti in linea. Le attività di disattivazione di Opec 1, iniziate nel 1990, hanno portato all’incapsulamento del combustibile irraggiato giacente, allo smantellamento completo delle attrezzature e alla decontaminazione delle celle. Nel 2008 la struttura è stata destinata allo stoccaggio e alla gestione dei materiali radioattivi presenti.
 
L’Opec 2 è stato costruito negli anni settanta con l’intento di ampliare le attività nucleari di ricerca, controllo e analisi che venivano svolte nell’Opec 1, con particolare per lavorazioni a "tenuta alfa" di elementi di combustibile ad alto irraggiamento. L’impianto, attrezzato con due celle ad alta attività e cinque celle a media attività, non è mai entrato in esercizio. Oggi l'impianto è in corso di ristrutturazione per farne un deposito temporaneo per i rifiuti radioattivi prodotti nell'Impianto Plutonio.
 
 

Impianto Ipu

 
E’ stato progettato e realizzato a metà degli anni sessanta ed è entrato in esercizio nel 1968 come "impianto pilota". Vi erano svolte attività di ricerca sulle tecnologie di produzione degli elementi di combustibile nucleare ad ossidi misti di uranio e plutonio. In particolare, le operazioni per la fabbricazione del combustibile venivano eseguite all'interno di scatole a guanti.
Nel 1990, con la chiusura del programma nucleare italiano, le attività di ricerca sono state fermate e sono stati realizzati gli attuali locali di stoccaggio delle materie nucleari e dei rifiuti radioattivi. Da allora è stato garantito il mantenimento in sicurezza degli impianti a tutela della popolazione e dell’ambiente.
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