I rifiuti radioattivi
Cosa sono i rifiuti radioattivi?
Vengono così definiti materiali che emettono radiazioni e che, nelle condizioni
economiche e di sviluppo tecnologico attuali, non possono essere utilizzati né riciclati.
Che origine hanno i rifiuti radioattivi?
In Italia, questo genere di materiali proviene dal passato esercizio, dal mantenimento
in sicurezza e dalle operazioni di dismissione delle centrali nucleari e degli impianti
del ciclo del combustibile già presenti, dalle attività industriali (es. controllo
delle saldature in metallurgia), dalla ricerca chimica e biologica (es. studio delle
cellule), dalle analisi geologiche ed archeologiche (es. datazione mediante metodo
del radiocarbonio), dalle attività mediche (es. diagnosi e cura delle neoplasie,
sterilizzazione dei presidi medico-chirurgici), dagli impieghi militari e dalla
bonifica di siti contaminati.
Come sono classificati i rifiuti radioattivi?
I rifiuti radioattivi sono classificati in base alle caratteristiche dei radionuclidi
in essi contenuti, considerando la loro concentrazione, l’attività e i tempi di
decadimento. Essi sono classificati in categorie definite da organismi internazionali
(IAEA, l’Agenzia Internazionale Energia Atomica) e nazionali, allo scopo di avere
parametri di riferimento per la loro corretta gestione.
In particolare, in Italia, la Guida Tecnica n. 26, emanata nel 1987 dall’ENEA-DISP
ora ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, classifica
i rifiuti radioattivi in tre categorie: prima, seconda e terza, ciascuna delle quali
prevede una diversa modalità di gestione e di smaltimento.
Quali sono i rifiuti radioattivi di prima categoria?
Sono rifiuti contenenti radionuclidi che richiedono tempi di decadimento dell’ordine
di mesi, fino ad un tempo massimo di alcuni anni, per raggiungere una concentrazione
minore dei limiti per l’allontanamento senza vincoli di natura radiologica e quelli
contenenti radionuclidi a lungo periodo di dimezzamento purchè con concentrazione
minore di tali valori. Sono tipicamente i rifiuti provenienti da impieghi medici
e dalla ricerca scientifica.
Quali sono i rifiuti radioattivi di seconda categoria?
Sono rifiuti contenenti radionuclidi che richiedono tempi variabili da qualche decina
di anni fino ad alcune centinaia di anni per raggiungere una concentrazione di alcune
centinaia di Bq/g, nonché radionuclidi a vita molto lunga purchè la loro concentrazione
sia di tale ordine di grandezza. Sono tipicamente i rifiuti prodotti durante l’esercizio
degli impianti nucleari e alcune parti e componenti di impianto derivanti dal decommissioning
degli impianti nucleari stessi.
Quali sono i rifiuti radioattivi di terza categoria?
Sono rifiuti contenenti radionuclidi che richiedono tempi dell’ordine di migliaia
di anni e oltre per raggiungere una concentrazione di alcune centinaia di Bq/g.
Questa categoria comprende i rifiuti fortemente attivati e/o contaminati e i residui
del riprocessamento del combustibile irraggiato nonché i rifiuti contenenti
emettitori alfa e neutroni.
Cos’è il condizionamento dei rifiuti radioattivi?
E’ il processo con il quale i rifiuti sono stabilizzati in matrici solide, generalmente
vetro o cemento ed inseriti in appositi contenitori al fine di garantire il loro
isolamento dall’ambiente.
In Italia, oggi, dove si trovano i rifiuti radioattivi?
Oggi i rifiuti presenti nel nostro Paese si trovano stoccati nei siti che li hanno
prodotti (centrali nucleari, impianti del ciclo del combustibile, centri di ricerca)
e presso alcuni centri autorizzati all’interno di appositi depositi temporanei in
attesa di essere trasferiti al Deposito Nazionale.
Quanti sono oggi i rifiuti nucleari in Italia?
Oggi in Italia si contano circa 28 mila metri cubi di rifiuti radioattivi stoccati
in vari siti e in parte già trattati e condizionati.
Come arriveranno i rifiuti al Deposito Nazionale?
I rifiuti, sia di seconda sia di terza categoria, arriveranno al Deposito Nazionale
già condizionati.
Quale ente assicura che la gestione dei rifiuti radioattivi avvenga in sicurezza?
L’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ente tecnico
vigilato dal Ministero dell’Ambiente, garantisce che i rifiuti radioattivi siano
gestiti in sicurezza nel rispetto delle norme fissate in materia di protezione sanitaria
dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente. L’Istituto svolge funzioni e
compiti di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione
delle attività concernenti, tra l’altro, la detenzione, il trattamento, il condizionamento,
il trasporto, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi e la gestione
dei materiali nucleari provenienti sia da impianti di produzione di elettricità,
sia da attività mediche, industriali e di ricerca. Tali competenze passeranno all'Agenzia
per la Sicurezza Nucleare, recentemente istituita ma non ancora operativa.
Riprocessamento
Quali tipi di scorie può generare un impianto nucleare?
Con il termine generico di “scorie” ci si riferisce – nel linguaggio corrente –
ad oggetti molto diversi:
- combustibile già utilizzato per realizzare e sostenere nel reattore la reazione
a catena di fissione degli atomi di uranio e produrre quindi energia
- materiale di varia natura e composizione (componenti metallici; fluidi di processo;
resine a scambio ionico; indumenti protettivi; materiali vari di consumo; ecc.)
che utilizzati all’interno di un impianto risultano in vario modo ed in varia misura
contaminati o attivati. E’ tuttavia errato chiamare scorie anche gli elementi di
combustibile irraggiato. È corretto riferirsi al termine scorie solo per i rifiuti
ottenuti dal ritrattamento (riprocessamento) del combustibile irraggiato.
Che cosa si intende per ciclo del combustibile?
Termine utilizzato per indicare le varie fasi della gestione del combustibile nucleare:
approvvigionamento dell’uranio naturale ed eventuale arricchimento di uranio 235,
fabbricazione degli elementi di combustibile, sfruttamento nel reattore nucleare,
ritrattamento chimico del combustibile esaurito e successiva suddivisione in materiali
da riutilizzare e scorie.
In che cosa consiste il riprocessamento?
È il trattamento del combustibile irraggiato che permette di separare le materie
riutilizzabili dai rifiuti finali e di condizionare questi ultimi in una forma che
ne riduce considerevolmente il volume e ne garantisce la conservazione in sicurezza
nel lungo termine.
Perché si riprocessa il combustibile nucleare?
Il materiale pregiato contenuto all’interno delle barre di combustibile viene utilizzato
solo in piccola parte durante la reazione nucleare. La rimanente parte, che altrimenti
andrebbe perduta, grazie al ritrattamento viene recuperata per poi essere riutilizzata
per nuovi elementi di combustibile nucleare. Questo processo consente di aumentare
notevolmente la quantità di energia che può essere estratta da una data quantità
di materiale fissile e di ridurre il volume dei residui.
In che forma saranno restituiti i residui del riprocessamento e che dimensioni avranno?
I residui rientreranno in Italia dalla Francia e dal Regno Unito condizionati, ovvero
inglobati in una speciale malta di vetro (da qui il termine “vetrificati”) che permette
il loro isolamento dalla biosfera per un tempo praticamente indefinito. Si prevede
che i residui che deriveranno dal riprocessamento del combustibile italiano inviati
all’estero occuperanno un volume totale di 72 metri cubi.
Come si esercita il controllo della sicurezza dei trasporti di materiale radioattivo?
Il trasporto è sottoposto a una serie di prescrizioni di sicurezza emanate dall’Istituto
Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Le Prefetture delle
Province interessate dal trasporto, insieme ai tecnici dei Vigili del Fuoco, dell’Agenzia
Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), elaborano uno specifico Piano
di intervento in caso di emergenza che copre l’intero tratto nazionale del percorso.
Generali
In che cosa consistono la fissione e la fusione nucleare?
Sia la fissione che la fusione sono dei processi in grado di trasformare la materia
in energia: la fissione nucleare è la reazione che porta alla rottura di un nucleo
pesante in due parti (frammenti di fissione) con liberazione di energia (energia
di fissione) ed emissione di due o tre neutroni, detti di fissione, in grado a loro
volta di provocare nuove fissioni (reazione a catena).
La fusione nucleare, viceversa, è la reazione innescata da altissime temperature
e pressioni, che provoca l’unione dei nuclei di atomi leggeri (generalmente isotopi
dell’idrogeno), con liberazione anche in questo caso di energia.
Cos’è il Regolamento di Esercizio?
È un documento ufficiale, indispensabile per la sicurezza e la protezione sanitaria
durante l’esercizio dell’impianto, nel quale vengono elencati i compiti del personale
addetto alla direzione, alla conduzione e alla manutenzione di un impianto nucleare.
Gli incarichi ai sensi del Regolamento di Esercizio vengono assegnati nominalmente
a singoli dipendenti, in possesso delle capacità tecniche e professionali richieste.
Per ricoprire particolari posizioni previste dal documento può essere richiesto
il possesso di un’abilitazione ministeriale, denominata “patente”, da conseguire
dopo accertamento del possesso delle necessarie capacità psico-fisiche e delle conoscenze
tecniche richieste.
Che cos’è la formula di scarico?
E’ la formula che determina la quantità di radioattività che ciascuna installazione
nucleare può rilasciare in condizioni normali di esercizio. Viene calcolata in maniera
tale che questo rilascio non alteri gli ecosistemi circostanti.
Cosa sono le fermate in sicurezza?
Regolarmente, durante la fase di esercizio, il reattore viene fermato e l’impianto
posto in manutenzione. Questo perché, come ogni impianto industriale, anche una
centrale nucleare richiede che siano verificati periodicamente i requisiti di funzionamento
e di sicurezza di ogni sua parte. Inoltre, al termine di ogni ciclo di produzione,
un impianto nucleare richiede la sostituzione di una parte del combustibile che
dopo molti mesi di funzionamento si esaurisce.
Cosa sono le fermate per grande manutenzione?
Regolarmente, ogni due anni, il reattore viene fermato per due-tre mesi e l’impianto
posto in manutenzione.
Che cos’è uno SCRAM?
È l’acronimo di Safety Control Rod Automatic Motion e costituisce l’arresto di emergenza
del reattore, che avviene con l’inserzione rapida al suo interno delle barre di
controllo che spengono immediatamente la reazione nucleare.
Cosa si intende con effetto Cerenkov?
È la luce violetta che si sprigiona nell’acqua in presenza di forti campi di radiazioni.
Cosa si intende per avvio “a caldo” di un impianto?
Per avvio a caldo si intende l’esercizio dell’impianto con il combustibile irraggiato.
Cosa si intende per impianti di prima, seconda, terza e quarta generazione?
Le centrali nucleari di prima generazione, costruite tra la fine degli anni ’50
e l’inizio degli anni ’60, hanno generalmente caratteristiche di prototipo, sono
di potenza ridotta rispetto a quelle più moderne e dotate di criteri di sicurezza
ampiamente superati rispetto ai sistemi impiegati oggi. Nel tempo, queste centrali
hanno subito numerosi interventi di adeguamento per elevare i livelli di sicurezza.
La seconda generazione è quella del “boom” nucleare degli anni ’70 ed ’80, dove
si è visto un fiorire di nuove iniziative, un incremento molto sostanzioso della
potenza e delle dimensioni degli impianti. Anche questi impianti sono stati oggetto
di numerosi interventi per migliorarne la sicurezza alla luce dell’esperienza operativa.
La terza generazione è quella delle centrali nucleari che hanno fatto tesoro di
tutte le esperienze accumulate ed hanno visto un ulteriore leggero aumento delle
potenze ed un ulteriore sostanziale miglioramento della sicurezza, che si esprime
in particolare nel fatto che vengono presi in considerazione anche incidenti limite
quali la fusione del nocciolo del reattore con la predisposizione di procedure e
sistemi ingegneristici finalizzati alla minimizzazione delle conseguenze.
Si identifica anche una terza generazione avanzata che tiene conto di ulteriori
miglioramenti tecnologici (per esempio per l’impiego di nuovi materiali e migliori
sistemi di controllo). Questi reattori riescono a garantire livelli di sicurezza
assoluti anche in modo indipendente dalle azioni degli operatori, tramite sistemi
passivi, e sono in grado di eliminare la necessità di evacuazione della popolazione
circostante l’impianto anche in presenza dei più gravi incidenti ipotizzabili.
Vi è poi un progetto internazionale di ricerca per lo sviluppo dei cosiddetti reattori
di quarta generazione. Gli obiettivi della ricerca non puntano tanto agli aspetti
della sicurezza, ormai già consolidati, ma soprattutto nel poter massimizzare il
ciclo del combustibile e minimizzare la produzione di rifiuti radioattivi prevedendo
la possibilità di bruciare negli stessi reattori i rifiuti radioattivi a più lunga
vita generatisi durante il loro funzionamento, che permetterebbe appunto una riduzione
significativa dei rifiuti stessi. I progetti allo studio richiederanno ancora un
lungo programma di ricerca e sperimentazione.
Cosa sono le attività nucleari no-power?
Sono attività non legate alla fase di produzione di energia. Si tratta degli impieghi
“civili” del nucleare. Esempio di tali attività sono: produzione di radioisotopi
per radiofarmaci, di rivelatori per l’ambiente e la sicurezza, di sorgenti di radiazione
nel settore degli acceleratori.
Centrale nucleare del Garigliano
Da chi fu costruita la centrale Garigliano?
Un gruppo di società elettriche ed elettromeccaniche a partecipazione statale fondarono
la SENN (Società Elettro Nucleare Nazionale) del Gruppo IRI e ad essa affidarono
la costruzione e l’esercizio della centrale elettronucleare.
La vigilanza sulla qualità dei lavori e la validazione delle prove di funzionamento
furono svolte dal CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, ora ENEA), con
la consulenza dell’Euratom e dell’Ente di controllo inglese.
Che tipo di reattore è stato utilizzato?
Il reattore prescelto era un BWR (reattore ad acqua bollente), progettato dall’americana
General Electric Co., con la collaborazione di un consorzio di aziende italiane
e straniere come l’ANSALDO, la TERNI e l’ITALSTRADE. L’industria nazionale partecipò
per il 70% alla realizzazione dell’intera opera.
Quando è avvenuta la chiusura definiva della centrale?
Il 7 agosto 1978 la centrale è stata fermata per la manutenzione di uno dei due
generatori di vapore secondari.
Con successiva delibera del 4 marzo 1982, il Consiglio di Amministrazione dell’ENEL
ha decretato la chiusura definitiva della centrale.
Quando è iniziata e quando è terminata la costruzione della centrale?
I lavori di costruzione sono iniziati nel 1959 e si sono conclusi nel 1963.
Quando è entrata in rete la centrale?
La prima accensione del reattore e l’inizio della produzione commerciale sono avvenuti
nel mese di giugno del 1964.
Per quanti anni ha funzionato la centrale?
La centrale ha funzionato per 14 anni, dal 1964 al 1978.
Quanta energia ha prodotto complessivamente la centrale Garigliano?
L’impianto ha prodotto 12.500 gigawattora (GW/h).
Che dimensione ha un cask e quanto materiale radioattivo può contenere?
I cask utilizzati per la conservazione e l’allontanamento del combustibile dalla
centrale sono alti 4 metri e hanno un diametro di 2 metri ed ognuno di essi può
contenere fino a 7 elementi di combustibile. Gli elementi di combustibile sono contenuti
in un cestello creato appositamente per garantire il trasporto in condizioni di
massima sicurezza.
Come è stato esercitato il controllo sulla sicurezza dei trasporti di materiale
radioattivo?
Il trasporto è stato costantemente sottoposto ad una serie di prescrizioni di sicurezza
emanate dall’ENEA-DISP (attualmente ISPRA). La Prefettura di Caserta, in collaborazione
con i Vigili del Fuoco e le Prefetture delle altre Province interessate dal trasporto,
ha elaborato uno specifico piano di intervento in caso di emergenza.
Quante barre di combustibile sono state allontanate dalla centrale?
È stato allontanato tutto il combustibile irraggiato presente, pari a 322 elementi
di combustibile.
Quanti viaggi sono stati effettuati per allontanare il combustibile irraggiato dalla
centrale?
Sono stati effettuati complessivamente 46 trasporti.
Chi ha progettato la centrale nucleare Garigliano?
La Centrale è stata costruita su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi.
Centrale nucleare di Trino
Quando è avvenuta la chiusura definiva della centrale?
Il 26 luglio 1990 una delibera CIPE, Comitato Interministeriale per la Programmazione
Economica, ha decretato la chiusura definitiva della centrale.
Quando è iniziata e quando è terminata la costruzione della centrale ?
I lavori di costruzione della centrale sono iniziati nel 1960 e si sono conclusi
nel 1964, anno dell’inaugurazione.
Quando la centrale è stata allacciata alla rete nazionale?
Nel dicembre del 1965 la centrale è entrata in esercizio commerciale.
Quanta energia ha prodotto complessivamente la centrale?
25.028 gigawattora (GW/h).
Per quanti anni ha funzionato la centrale?
La centrale ha funzionato dal 1965 al 1987, anno in cui l’impianto è stato fermato
per eseguire la manutenzione e la ricarica programmata.
Nel corso del funzionamento ci sono state due grandi fermate, dal 1967 al 1969 e
dal 1978 al 1984.
Che tipo di combustibile sarà allontanato dalla centrale?
Si tratta di combustibile irraggiato ad ossido di uranio, contenuto all’interno
di barrette che costituiscono l’elemento.
Quante tonnellate di combustibile saranno allontanate dalla centrale?
Sarà allontanato tutto il combustibile irraggiato presente, pari a 15 tonnellate
di ossido di uranio.
Quanti viaggi sono previsti e per ogni viaggio quanti cask saranno utilizzati?
L’allontanamento del combustibile irraggiato dalla centrale Enrico Fermi prevede
3 trasporti, i primi due con 2 contenitori e l’ultimo con un solo cask.
Qual è il record mondiale raggiunto dalla centrale Enrico Fermi?
La centrale ha stabilito negli anni ’70 il record mondiale di funzionamento a piena
potenza per più lungo tempo senza interruzione. Il record è stato superato soltanto
dopo il 2000 da una centrale giapponese.
Centrale nucleare di Latina
Quali sono le caratteristiche funzionali della centrale di Latina?
La centrale di Latina, di progettazione inglese, si caratterizza per la presenza
di un reattore funzionante con 240 tonnellate di elementi di uranio metallico naturale
contenuti in tubi di magnesio.
In fase di esercizio, i neutroni prodotti dalla reazione nucleare venivano rallentati
da 2.100 tonnellate di grafite e il calore generato veniva asportato da un flusso
continuo di anidride carbonica. Questo tipo di reattore viene chiamato gas – grafite
di filiera Magnox.
Da chi fu costruita la centrale di Latina?
La centrale fu voluta dall’allora presidente dell’ENI, Enrico Mattei, che ne affidò
la costruzione all’Agip Nucleare, la quale stipulò un contratto con la capofila
inglese NPPC. Alla joint-venture parteciparono le più importanti aziende dell’epoca,
italiane e inglesi.
Quanta energia ha prodotto complessivamente la centrale di Latina?
La centrale ha prodotto nel corso della sua vita oltre 26 miliardi di kilowattora
di energia elettrica.
Quali primati ha conquistato la centrale di Latina?
La centrale di Latina è stata la prima centrale nucleare costruita in Italia, la
più potente d’Europa al momento dell’entrata in esercizio commerciale e la più longeva
delle quattro centrali elettronucleari italiane.
Nel 1983 conquistò il primato di centrale più efficiente al mondo, avendo funzionato
alla sua massima potenza per l’intero anno.
Quanto è durata la costruzione della centrale di Latina?
I lavori di costruzione iniziarono nel 1958 e si conclusero ufficialmente il 27
dicembre del 1962 e nello stesso anno avvenne la prima accensione del reattore.
Seguì un periodo di un anno di prove a potenza crescente, anche con immissione di
energia elettrica in rete, finché dal 1 gennaio 1964 iniziò l’esercizio commerciale.
Per quanti anni ha funzionato la centrale di Latina?
La centrale ha funzionato per 23 anni solari con intervalli periodici, necessari
per la sua regolare manutenzione.
Quando è avvenuta la chiusura definiva della centrale di Latina?
Nel dicembre 1987, dopo il referendum popolare sul nucleare, il CIPE (Comitato Interministeriale
per la Programmazione Economica) deliberò la chiusura definitiva della centrale.
C’è ancora uranio nella centrale di Latina?
No. Tutti i 24.000 elementi di combustibile sono stati inviati all’estero per il
riprocessamento.
Centrale nucleare di Caorso
Quando è avvenuta la chiusura definiva della centrale?
Nel 1990 una delibera CIPE, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica,
ha decretato la chiusura definitiva della centrale.
Chi erano Arturo e Zoe?
Arturo fu il soprannome attribuito dai progettisti della centrale di Caorso all’edificio
reattore; Zoe, invece, quello attribuito al reattore. I due nomignoli derivavano
dai due bambini terribili, protagonisti di una striscia a fumetti creata nel 1940
da Ernie Bushmiller e pubblicata in Italia su alcuni settimanali dell’epoca.
Quando è iniziata e quando è terminata la costruzione della centrale?
I lavori di costruzione sono iniziati a gennaio del 1970 e si sono conclusi il 31
gennaio del 1977, quando è avvenuta la prima accensione del reattore.
Quando è entrata in rete la centrale?
Nel dicembre del 1981 la centrale è entrata in esercizio commerciale.
Per quanti anni ha funzionato la centrale?
Il funzionamento della centrale è durato 5 anni, dal 1981 al 1986. In quell’anno
anno in cui l’impianto è stato fermato per eseguire la manutenzione e la ricarica
programmata e da allora non è più ripartito.
Quanta energia ha prodotto complessivamente la centrale di Caorso?
L’impianto ha prodotto 24750 Giga Watt.
Che dimensione ha un cask e quanto materiale radioattivo può contenere?
I cask utilizzati per il trasporto del combustibile di Caorso verso la Francia,
sono alti 6 metri e hanno un diametro di 2 metri, ognuno di esso può contenere fino
a 17 barre. Le barre sono contenute in un “cestello” opportunamente suddiviso, che
ne impedisce i movimenti. Lo spessore del contenitore tra le barre e l’esterno è
di circa 30 cm.
Che tipo di combustibile è stato trasportato?
Si tratta di combustibile irraggiato ad ossido di uranio.
Quante barre di combustibile sono state allontanate da Caorso?
Da Caorso è stato allontanato tutto il combustibile irraggiato presente che ammonta
a 1.032 barre pari a 190 tonnellate di uranio.
Quanti viaggi sono stati effettuati?
L’allontanamento del combustibile irraggiato dalla centrale di Caorso ha richiesto
16 trasporti
In che forma saranno restituiti i residui del riprocessamento e che dimensioni avranno?
I residui che richiedono maggiore sicurezza verranno condizionati, ovvero inglobati
in una sorta di vetro (da qui il termine “vetrificati”), per isolarli dalla biosfera
per un tempo praticamente indefinito. Si prevede che questi, per un totale di circa
120 contenitori vetrificati, rientreranno in Italia in 5 cask. Gli altri residui
saranno supercompattati, per un totale di 200 contenitori, e torneranno in 6 cask.
Impianto Eurex di Saluggia
Quando è entrato in funzione l’impianto EUREX?
Le attività di ritrattamento dell’impianto EUREX sono state avviate nell’ottobre
1970, ma già dalla metà degli anni ’60 era stato immagazzinato nella piscina dell’impianto
il combustibile che sarebbe poi stato ritrattato negli anni successivi.
Che cosa vuol dire EUREX?
È una sigla che significa Enriched URanium EXtraction, ovvero Impianto per l’Estrazione
dell’Uranio Arricchito, il materiale fissile pregiato recuperato nel corso del ritrattamento.
Ci sono altri impianti simili all’EUREX?
L’impianto EUREX nasce con finanziamenti europei per mettere in pratica in Italia
tecniche di ritrattamento già sperimentate presso l’impianto belga Eurochemic, il
cui decommissioning è oggi affidato alla società BelgoProcess.
Impianto FN di Bosco Marengo
Quali sono le origini e gli scopi della nascita della ex Fabbricazioni Nucleari
di Bosco Marengo?
La Fabbricazioni Nucleari S.p.A. nacque nel 1967 come joint-venture fra la General
Electric Co., Divisione Nucleare di San Josè California, e l’Ansaldo Meccanico Nucleare
di Genova, con lo scopo di operare nel campo della fabbricazione del combustibile
per le centrali nucleari.
Qual è l’estensione totale del sito?
Circa 220.000 mq.
Com’è suddiviso l’impianto?
- Superficie coperta fabbricati circa 14.000 mq.
- Strade e piazzali asfaltati circa 19.000 mq.
- Bosco circa 3.000 mq.
- Prato e spazi verdi circa 49.000 mq.
- Terreno incolto circa 135.000 mq.
In che anni ha operato, e con quali licenze, lo stabilimento di Bosco Marengo?
L’impianto ha operato dal 1967 al 1990, producendo elementi di combustibile nucleare
su licenze General Electric, Westinghouse e ABB.
Quante tonnellate di combustibile sono state prodotte e per quali reattori?
Sono state prodotte circa 524 tonnellate di combustibile per i reattori del Garigliano
(Caserta), di Caorso (Piacenza), di Trino (Vercelli) e di Montalto di Castro (Viterbo).
Lo stabilimento di Bosco Marengo ha lavorato anche per centrali estere?
Sì. Ha prodotto le ricariche per la centrale svizzera di Leibstadt e, soprattutto,
per la centrale francese Superphenix di Creys-Malville.
Impianti Opec e Ipu Casaccia – Roma
Da dove nasce il nome “Casaccia”?
“La Casaccia” era il nome della fattoria esistente nell’area dove nel 1959 fu costruito
il centro di ricerche polifunzionale su iniziativa del CNRN (Comitato Nazionale
per le Ricerche Nucleari), per riunire, in un’unica sede, i laboratori ubicati presso
l’Università di Roma e altri Enti. I primi laboratori ad entrare in funzione sono
stati: il Laboratorio di genetica e il Laboratorio di elettronica (nella ex vaccheria
della fattoria denominata Casaccia).
Cosa sono le Celle Calde?
Le celle calde sono locali schermati all’interno dei quali è manipolato combustibile
irraggiato e, quindi, “caldo” per via delle emissioni di radiazioni ad alta energia
(raggi gamma). Di qui nasce anche il nome dato all’impianto OPEC che sta per OPErazioni
Calde, nato come ampliamento di un precedente laboratorio di radiochimica.
In quali reattori furono testati gli elementi di combustibile fabbricati nell’impianto
Plutonio?
Nel periodo tra il 1968 e il 1974, nell’impianto Plutonio furono fabbricati elementi
di combustibile sperimentali, già testati in diversi reattori europei:
- R2 in Studsvik (Svezia);
- PHWR in Agesta (Svezia);
- HBWR in Halden (Norvegia);
- Siloè in Grenoble (Francia);
- Rapsodie in Cadarache (Francia);
- DFR in Dounreay (Regno Unito);
- Kahl (Germania)
Tra il 1977 e il 1982 furono fabbricati circa 1.000 elementi di combustibile ad
ossidi misti a basso contenuto di plutonio in collaborazione con l’AECL (società
canadese), che furono spediti al reattore di Chalk River in Canada.
Come viene realizzato il contenimento delle sostanze contenenti plutonio?
Generalmente, laboratori di plutonio analoghi prevedono due barriere rispetto all’esterno.
Per maggiore precauzione, tuttavia, il laboratorio Plutonio del sito Casaccia prevede
tre barriere rispetto all’esterno:
- la scatola a guanti in cui avviene la manipolazione;
- il locale in cui la scatola a guanti si trova;
- i muri perimetrali dell’edificio.
Oltre alla barriera fisica, il contenimento è garantito da un sistema di depressione
tra i diversi ambienti. In questo modo, l’aria fluisce dall’esterno verso l’interno.
Impianto Itrec di Rotondella
Cosa indica l’acronimo ITREC?
È l’acronimo di Impianto Trattamento Elementi Combustibile.
Quando è iniziata e quando è terminata la costruzione dell’impianto?
I lavori di costruzione sono iniziati nel 1962 e si sono conclusi nel 1970.
Quando è stato avviato “a caldo” l’impianto?
Completate nel 1974 le prove pre-nucleari, l’avvio “a caldo” è avvenuto il 16 luglio
1975.
Per quanti anni ha funzionato l’impianto?
Tra il 1975 e il 1987 sono stati riprocessati elementi irraggiati provenienti dalla
centrale nucleare americana di Elk River.
Quando è avvenuta la chiusura definiva dell’impianto?
Le sperimentazioni sono state interrotte nel 1987 a seguito dell’esito del referendum
sul nucleare.
Qual è la finalità scientifica dell’impianto?
Il funzionamento dell’impianto era finalizzato alla ricerca, nel quadro di una collaborazione
italo-americana, su un particolare combustibile nucleare chiamato torio, particolarmente
abbondante in natura.
Qual è la particolarità tecnica dell’impianto ITREC?
Ciascuna parte rilevante dell’impianto è montata su un supporto, chiamato rack,
che può essere rimosso indipendentemente dal resto dell’infrastruttura (Rack Removal
System).
La configurazione dell’impianto è pertanto molto flessibile, con possibilità di
effettuare agevolmente operazioni di manutenzione o di sostituzione di componenti.
Quali altre attività sono state effettuate nell’impianto ITREC?
Oltre alle attività sperimentali sul torio, nell’impianto sono state effettuate
prove sperimentali su nuovi componenti tecnologicamente avanzati da impiegare nel
campo del riprocessamento del combustibile nucleare irraggiato.
Generali
Che origine ha la radioattività?
La radioattività è un fenomeno fisico che consiste nella trasformazione di isotopi
instabili della materia attraverso l’emissione spontanea di particelle cariche,
generalmente accompagnata da radiazioni elettromagnetiche. E’ normalmente presente
nell’ambiente in cui viviamo (es. rocce, acqua, minerali e gas).
La radioattività artificiale ha origine invece dalle attività umane le cui applicazioni
prevedono l’utilizzo di materiali radioattivi; tra queste, ad esempio, la produzione
di energia elettrica da fonte nucleare, la ricerca scientifico-tecnologica e le
pratiche medico-diagnostiche (ad esempio radio farmaci, tomografia assiale computerizzata,
tomografia ad emissione di positroni). La cosiddetta radioattività ambientale, generalmente
indicata come radiazione di fondo, è composta dal contributo della radioattività
naturale ed artificiale, non è costante ed è correttamente rappresentabile da un
intervallo di valori (range). Alla radioattività naturale ed artificiale si aggiungono
i raggi cosmici, cioè una radiazione formata da particelle di varia natura, che
si muovono nello spazio con velocità prossima a quella della luce.
Qual è la storia della radioattività?
La radioattività è stata scoperta da Henry Bequerel e dai coniugi Pierre e Marie
Curie, che nel 1903 ricevettero il Premio Nobel per la Fisica per le loro ricerche.
Essi rilevarono che alcuni minerali, contenenti uranio e radio, avevano la proprietà
di impressionare delle lastre fotografiche poste nelle loro vicinanze. Le lastre
fotografiche, una volta sviluppate, presentavano infatti delle macchie scure.
Per questa loro proprietà, elementi come l’uranio, il radio e il polonio (gli ultimi
due scoperti da Pierre e Marie Curie) vennero denominati “attivi” e il fenomeno
di emissione di particelle venne detto radioattività. Da allora sono stati identificati
quasi 2500 specie di nuclei “attivi” differenti e di essi solo una piccola percentuale,
circa 280, sono stabili.
Come si misura la radioattività?
L’unità di misura della radioattività è il becquerel (Bq). 1 becquerel corrisponde
all’attività di un radionuclide che presenta un decadimento al secondo. La concentrazione
di attività è riferita all’unità di massa (il grammo) ed è espressa in becquerel
per grammo (Bq/g). Il becquerel è però una misura (come, ad esempio, il metro per
le lunghezze) che non fornisce informazioni in merito agli effetti che potrebbero
derivarne per l’uomo. La quantificazione di tali effetti si esprime in termini di
dose annua la quale è misurata in sievert per anno (Sv/a).
Quali sono gli effetti della radioattività?
Le radiazioni prodotte dai radioisotopi interagiscono con la materia con cui vengono
a contatto, trasferendovi energia. Tale apporto di energia produce negli organismi
viventi, una ionizzazione delle molecole: da qui la definizione di radiazioni ionizzanti.
La dose di energia assorbita caratterizza questo trasferimento di energia. Gli effetti
della radioattività variano a seconda del tipo e del quantitativo (dose) di radiazioni
ricevute.
Quante dosi si assorbono con una normale radiografia?
Una radiografia al torace comporta l’assorbimento di una dose di circa 0,14 millisievert
(mSv). Il limite massimo di dose stabilito dalla legge italiana per le persone è
1 mSv per anno al di sopra della dose naturale di radiazioni.
Quant’è la dose di radioattività naturale mediamente assorbita dall’uomo in un anno?
Nel mondo, la dose mediamente assorbita dalla popolazione è di 2,4 millisievert
per anno (mSv/a) e in Italia di 3,1 mSv/a.
Quant’è il limite di dose per i lavoratori professionalmente esposti?
La normativa italiana fissa tale limite in 20 mSv per anno.
Quanto tempo occorre per un decadimento radioattivo?
La durata della radioattività, essendo funzione del tempo di decadimento dei diversi
radioisotopi presenti nell’elemento considerato è estremamente variabile, andando
da pochi secondi – o frazioni di secondo – a decine o centinaia di migliaia di anni.